
Il 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis presentato il 28 aprile 2026 a Roma, fotografa un sistema mediatico italiano ormai stabilizzato, ma non fermo. In questo scenario, radio e televisione continuano a occupare un ruolo centrale nella vita degli italiani, pur trasformando profondamente le modalità di fruizione. La televisione resta il mezzo più diffuso, con una penetrazione del 93,2%, ma al suo interno si osserva una chiara evoluzione. La tv tradizionale scende al 79,5%, mentre crescono le forme digitali. Il dato non segnala un declino della televisione, bensì la fine della sua fruizione esclusivamente lineare. Gli italiani continuano a guardare contenuti televisivi, ma lo fanno su piattaforme diverse, in tempi più flessibili e su dispositivi multipli. Anche nell’informazione la tv mantiene un ruolo primario: i telegiornali restano la prima fonte informativa con il 43,9%. Tuttavia emerge un pubblico più selettivo e meno dipendente da un’unica fonte, segno di un consumo più critico e frammentato.
In questo quadro, la radio mostra una notevole resilienza. Con un’utenza complessiva del 78,4%, si conferma un mezzo solido e quotidiano. L’autoradio è ancora il canale principale di ascolto (70%), ma cresce l’utilizzo via smartphone (28,2%) e si rafforza la radio online (18%). La sua forza risiede nella capacità di accompagnare la vita delle persone senza richiedere attenzione esclusiva, mantenendo una funzione di compagnia e informazione costante. Significativo anche il dato sul Gr Radio, che registra una crescita dell’1,7%, in controtendenza rispetto ad altre fonti informative. In un contesto di forte frammentazione digitale, la radio sembra quindi guadagnare credibilità e continuità.

