L’INIZIO: 1975 – 1992

DALLE RADIO E TV LIBERE ALLE CONCESSIONI RADIOTELEVISIVE

INTERVISTA A FRANCO MUGERLI, PRESIDENTE CORALLO

D. Cosa hanno rappresentato nella comunicazione radiotelevisiva italiana le prime emittenti private e la sentenza n. 202 del 28 luglio 1976 della Corte Costituzionale?

R. Le radio e tv “libere”, come allora si chiamavano le emittenti locali nate a metà degli anni ’70, furono un’esplosione di novità, un fenomeno culturale e sociale di rottura nella comunicazione radiotelevisiva, fino ad allora monopolizzata dalla concessionaria pubblica RAI. Veri “social” di quegli anni: la radio e tv della tua città, voci e volti riconoscibili che diventavano familiari, la tua musica, le notizie del tuo territorio, l’ascoltatore e il telespettatore che entravano e diventavano protagonisti dei programmi tramite il telefono o un’ospitata. Ancora di più: negli anni ’70 della militanza politica il microfono sostituiva il volantino o il tazebau fuori le fabbriche o le scuole. E la radio sul campanile delle chiese amplificava il pulpito e il centro culturale cattolico.
Posso confermare personalmente tutto questo, avendo avuto l’avventura di aprire e dirigere una di quelle prime stazioni radiofoniche. Quelle “antenne libere” hanno poi lasciato il posto a un’emittenza privata sempre più strutturata che ha contribuito a cambiare profondamente e in modo irreversibile nei decenni successivi la cultura e il costume del nostro paese.
Fu un fenomeno caratterizzato da una crescita imprevedibile, facendo dell’Italia un caso unico al mondo. Si contavano già un migliaio di stazioni radiotelevisive quando la sentenza n. 202 del 28 luglio 1976 della Corte Costituzionale sancì il diritto alla radiodiffusione in ambito locale e pose fine al monopolio Rai. Quando nel 1990 venne emanata la prima legge di sistema (cosiddetta “Mammì” per il Ministro in carica) furono circa 4.100 le domande di concessione radiofonica e 1.400 le televisive per complessivi 11.600 impianti radiofonici e 15.500 televisivi.

D. Quando, perché e dove nascono le prime radio e tv “cattoliche”?

R. Fin dalla nascita delle prime emittenti, anche i cattolici italiani hanno guardato a questi nuovi strumenti come a una possibilità nuova di presenza nel tessuto civile e sociale italiano. All’origine del germinare di tante antenne, consapevolmente o meno, c’era un desiderio di testimoniare al mondo la propria fede, le ragioni culturali della fede, la volontà di condivisione e partecipazione con tutto l’umano. C’era il desiderio di rendere incontrabile l’annuncio cristiano nel linguaggio del mondo.
I cattolici italiani hanno così aggiunto questo nuovo mezzo che è la radio, e in parte la TV locale, alla multiforme presenza di strumenti di comunicazione di cui è ricca la cattolicità italiana. Già nel 1975 diedero vita alle prime radio. Nel 1979 erano poco meno di 200, mentre alla fine 1988 risultavano operare 439 radio ecclesiali, costituendo più del 10% delle antenne esistenti. A promuoverle erano i soggetti più diversi: diocesi e parrocchie; istituti e congregazioni religiose; associazioni e movimenti ecclesiali.
Tuttavia, a questa cospicua quantità di antenne non corrispose mai una proporzionale incidenza sull’opinione pubblica per diverse ragioni: la disorganicità delle presenze, la povertà delle risorse disponibili, una gestione non professionale, un’assenza di strategia comune. Quella cattolica è sempre stata un’emittenza certamente presente sul territorio, ma per lo più con scarsa copertura, sviluppatasi in provincia più che nelle città capoluogo.

D. Quando e come ha preso vita l’esperienza di CORALLO? Quali esigenze raccoglieva? Chi ne faceva parte? Quali gli obiettivi?

R. Per cercare di assicurare una prospettiva di presenza, a Bologna nel settembre 1976 alcune emittenti insieme a Mons. Francesco Ceriotti direttore dell’Ufficio Nazionale Comunicazioni Sociali della CEI, diedero vita all’ALIAS (Antenne Libere Associate). Ma l’associazione, nonostante l’impegno del presidente Angelo Onger, stentò a crescere per il disinteresse nella base e la mancanza di risorse.
Nel settore intanto si era alla ricerca di altre strade e di strumenti di servizio alle emittenti. Nel maggio 1981 il CORALLO (Consorzio Radiotelevisioni Libere Locali) venne costituito a Roma nell’ambito della FEDERCULTURA, la federazione delle cooperative culturali della Confederazione delle Cooperative Italiane. Domenico Campogiani venne nominato presidente, Michele Iorio vicepresidente, Angelo Onger fu cooptato nel consiglio di amministrazione. Prima direttore dei servizi giornalistici, nel 1986 assumerò la presidenza del CORALLO fino al 1994.
Il consorzio si propose di “essere punto di riferimento dell’emittenza radio-televisiva privata che dichiari adesione ai principi cristiano – sociali”. Costituito per offrire alle emittenti servizi, in particolare programmi, in pochi anni si fece carico di nuovi compiti, per la sollecitazione delle associate e grazie al supporto organizzativo della FEDERCULTURA, presieduta da Luigi Frixione dopo la prematura scomparsa di Michele Iorio. Oltre alla produzione di programmi, il consorzio stipulò convenzioni per acquisto comuni, organizzò annualmente corsi di formazione. Per l’autorevolezza riconosciutagli dalle emittenti assunse via via anche la rappresentanza sindacale degli associati presso il Ministero P.T., le forze politiche, enti e istituzioni.
In un decennio aderirono al Consorzio oltre 400 radio e una trentina di tv: in pratica tutte le emittenti ecclesiali e di area.

D. Come venivano realizzati i programmi e quale l’approccio alle notizie?

R. Dal 1981 il consorzio inviò via posta alle emittenti collegate audiocassette con interviste giornalistiche ai protagonisti dell’attualità politica, ecclesiale, della cultura e dello spettacolo (la prima produzione fu una serie di venti programmi inerenti la campagna referendaria sull’aborto). I programmi, dalla durata di 30’ c.a., venivano spediti dietro abbonamento (il servizio era autofinanziato dalle emittenti). Per la realizzazione, mi avvalevo della collaborazione giornalistica di un corrispondente da Roma e di alcune radio alle quali commissionavo la realizzazione delle interviste. I programmi venivano duplicati e spediti da Milano.
Nonostante questa modalità di comunicazione oggi possa far sorridere, al contrario costituì una novità e un prezioso servizio per la miriade di radio sparse sul territorio, che mai sarebbero stati in grado di avvicinare i protagonisti intervistati. Colpì anche la scelta degli argomenti proposti, solo in parte ecclesiali. Questa produzione contribuì anche a indicare alle radio una modalità di fare informazione sia per il taglio giornalistico adottato, come pure per la presenza degli ospiti più variegata, accompagnata sempre da una chiara identità cristiana della conduzione.

D. Una programmazione locale con contributi nazionali. Da queste prime produzioni nasce l’ idea di syndacation che accompagnerà tutta la storia di CORALLO.

R. Quanto alla fornitura di programmi alle emittenti radiofoniche cattoliche, vanno ricordate due altre iniziative messe in atto in Lombardia negli stessi anni ‘80. La prima riguardò la ritrasmissione di Radio Vaticana, allora ascoltabile in Italia con un pessimo segnale solo in onde corte. Fu così deciso di dotare di un collegamento telefonico Radio Vaticana con la Curia di Milano. Radio Vaticana venne così ritrasmessa dalla diocesana Radio A e da alcune altre radio che ne rilanciavano il segnale captato dalla modulazione di frequenza, con qualità precaria. Solo in anni successivi Radio A allestì una propria rete di ponti radio nel nord est attraverso cui distribuì oltre a sua programmazione il segnale di Radio Vaticana.
Il segnale di Radio Vaticana riuscì invece ad arrivare alle altre radio ecclesiali grazie a RADIO RETE, il primo network di ispirazione cristiana realizzato in Italia e operante dal febbraio 1982 al giugno 1984. Promosso da Radio Cooperativa di Rho (Mi), che dirigevo, tramite ponti radio arrivò a collegare in diretta simultanea per quattro ore al giorno fino a 32 radio cattoliche in tutta la Lombardia con una programmazione comune. Oltre ai notiziari in lingua italiana di Radio Vaticana, offrì proprie produzioni giornalistiche, di intrattenimento e musicali realizzate dall’emittente capofila e di altre radio del circuito. Fu questa la prima esperienza di una syndacation di ispirazione cristiana in Italia. Per difficoltà economiche e tecniche intercorse, il circuito venne chiuso dopo due anni e mezzo di attività.

D. Come si sviluppò l’attività di CORALLO negli anni ’80, in particolare nel rapporto con le istituzioni?

R. Un’ accelerazione all’assunzione di nuove responsabilità da parte di CORALLO venne nel settembre 1984 dall’allarme suscitato nel settore radiotelevisivo dal Piano delle frequenze elaborato a Ginevra che, se applicato in Italia, avrebbe comportato la scomparsa della maggior parte delle stazioni operanti. Si avviò così una tumultuosa stagione di confronto tra tutte le rappresentanze del settore. Sollecitato dalle associazioni delle emittenti, il Ministro P.T. on. Antonio Gava con decreto ministeriale 20/10/1984 insediò due commissioni consultive, una radiofonica ed una televisiva “per l’utilizzo ottimale delle radiofrequenze” e l’acquisizioni di elementi utili per l’elaborazione del Piano Nazionale di assegnazione delle frequenze. Tra i cinque rappresentanti delle associazioni delle emittenti radiofoniche venni nominato anch’io. Con Legge 4 febbraio 1985, n. 10 il Parlamento istituì il censimento dell’emittenza.

D. Mancava ancora una legge di regolamentazione del settore radiotelevisivo. Quale il contributo di CORALLO?

R. La seconda metà degli anni ’80 è caratterizzata dal dibattito sul futuro assetto dell’etere. CORALLO è presente al Ministero P.T., firma convenzioni con la SIAE e l’AFI, partecipa alla costituzione delle indagini di ascolto ISAR e AUDIRADIO, siede in commissioni presso il Ministero P.T. e il Servizio Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, porta il suo contributo e le sue istanze presso le sedi politiche e parlamentari, mette all’attenzione del dibattito culturale e politico la radio comunitaria espressione di particolari soggetti culturali, politici, etnici e religiosi, realizza un patto federativo con tutte le principali associazioni radiofoniche a tutela della radio.
Grazie anche al lavoro di CORALLO, la legge 25 febbraio 1987, n. 67 di revisione della Legge Editoria assegna provvidenze alle imprese radiofoniche di informazione e alle agenzie radiofoniche di informazione.
Nel dibattito e nei progetti di legge sulla tanta attesa regolamentazione del settore il confronto politico è condizionato e bloccato dall’oligopolio televisivo del gruppo Fininvest. Marginale l’attenzione all’emittenza locale e in particolare alla radiofonia. Del tutto assente l’ emittenza a carattere comunitario.
CORALLO, insieme ad altre realtà rappresentative del settore radiofonico, sollecita le forze politiche ad avviare una regolamentazione della radio. In due convegni a Roma al Residence Ripetta, nel luglio 1988 e nel novembre 1989, si riscontra una larga convergenza di rappresentanti di tutti partiti di governo e dell’opposizione sull’ opportunità di varare una legge solo sulla radio, autonoma, specifica e separata dalle problematiche televisiva su cui da anni si scontrano interessi tali da impedire un accordo. La Conferenza nazionale sulla radiofonia del 29 novembre 1989 a Ripetta è l’occasione per la presentazione di FEDERRADIO, federazione tra le associazioni radiofoniche CORALLO, AER, ARM, FERP, ed è preceduta dal lancio di una sottoscrizione della petizione “Una legge per la radio” che viene sottoscritta da oltre 200 parlamentari di tutte le forze politiche.
Nel dicembre 1988 a Roma un altro importante evento è promosso da CORALLO insieme alle altre associazioni radiofoniche. Nel Convegno internazionale presso l’Hotel Quirinale a Roma si mette a tema la regolamentazione della radio commerciale e comunitaria all’estero e in Italia. Alla mattina relatori invitati dagli USA, Canada, Germania, Francia e Spagna presentano la regolamentazione della radio nei loro paesi e in particolare evidenziano la presenza e la funzione della radio comunitaria. Nel pomeriggio i responsabili comunicazioni di tutti i partiti italiani si confrontano sulla regolamentazione della radio in Italia. Chiude i lavori l’intervento del Ministro P.T. on. Oscar Mammì.
I tempi sono maturi per una regolamentazione del settore. La mobilitazione delle associazioni radiofoniche ha prodotto l’attenzione del legislatore all’emittenza radiofonica locale e, soprattutto grazie a CORALLO, alla necessità di prevedere e tutelare nei dispositivi della legge anche la radio comunitaria.
La tanto attesa regolamentazione del settore arriverà con la legge 6 agosto 1990, n. 223 (legge Mammì), che sancisce il duopolio televisivo RAI – FININVEST, preceduta nell’iter di approvazione dalle dimissioni di cinque ministri in carica della sinistra DC in dissenso per la fiducia posta dal IV Governo Andreotti per le pressioni del PSI. La legge riconosce un adeguato spazio all’emittenza locale radiotelevisiva e anche alle radio comunitarie.
Altri provvedimenti legislativi della prima metà degli anni ‘90 che accompagneranno l’iter delle concessioni vedranno il contributo determinante di CORALLO.

D. CORALLO era riuscito a riunire insieme tutte le emittenti radiofoniche ecclesiali, tuttavia molto differenziate tra loro per appartenenze, impostazione, formati, dimensioni.

R. CORALLO seppe sempre valorizzare la multiforme presenza dell’emittenza radiotelevisiva cattolica nata in quegli anni. E’ significativo il tentativo di condividere il suo percorso con altre realtà della comunicazione radiotelevisiva di area. Come il patto federativo che nel 1985 diede vita con ALIAS e RETE BLU, un’ associazione di TV locali che come CORALLO condivideva gli stessi valori. Il coordinamento avrà vita breve per il venir meno dell’apporto di RETE BLU.
Negli stessi anni si sviluppò nel CORALLO. un dibattito e una riflessione sulla comunicazione radiofonica, e in particolare sull’ evangelizzazione in radio. Si era consapevoli che il dato quantitativo delle emittenti ecclesiali italiane non poteva nascondere equivoci. Clericalismo ed omologazione erano (come sono) le due opposte tentazioni delle emittenti ecclesiali. Né pulpito, né juke box fu la linea di CORALLO. Occorreva imparare ad usare lo strumento con professionalità. Mirarono a questo i corsi di formazione istituiti annualmente per le emittenti grazie al sostegno di INECOOP, come pure lo ribadirono gli interventi del presidente del CORALLO. in convegni e pubblicazioni.

D. Come è avvenuto l’incontro con la CEI e come si sono sviluppate la collaborazione e la sinergia?

R. CORALLO, costituito su iniziativa di laici, informò sempre della propria attività e delle problematiche del consorzio il Direttore dell’Ufficio Nazionale Comunicazioni Sociali della CEI. Ma, proprio perché nato dalla base e anche perché formalmente non era stata ancora decretata la fine dell’ALIAS, dalla CEI per molti anni si preferì guardare a distanza il CORALLO.
Il lavoro svolto dal consorzio nel settore contribuì a un diverso atteggiamento della CEI. Nel 1988 il CORALLO si fece carico di svolgere con l’Ufficio Nazionale Comunicazioni della CEI un censimento sull’emittenza radiofonica ecclesiale da cui risultò l’esistenza di 439 emittenti. I dati raccolti furono oggetto di attenzione del Segretario della CEI Mons. Camillo Ruini che, anche nell’intento di promuovere un’immagine positiva della vita della Chiesa a sostegno della campagna dell’8/1000, nella primavera 1989 accolse la proposta di CORALLO di dar vita a “ECCLESIA”, un rotocalco settimanale di informazione ecclesiale della durata di 30’.
Realizzato da CORALLO in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Comunicazioni Sociali della CEI, dal 23/4/1989 il magazine radiofonico ECCLESIA, inviato via posta espresso, venne trasmesso la domenica mattina da oltre 400 stazioni ecclesiali italiane e di lì a poco anche da diverse emittenti canadesi, statunitensi e australiane per le comunità di italiani all’estero.
In pochi anni da quel programma settimanale di 30’ su audiocassetta spedito per posta sarebbe nata l’agenzia di informazione radiotelevisiva NEWS PRESS con produzioni quotidiane diffuse via satellite alle emittenti ecclesiali locali italiane grazie alla collaborazione con Radio Vaticana e il Centro Televisivi Vaticano.

D. Con la legge di regolamentazione del settore termina la prima fase delle “antenne libere” e ne inizia una nuova: per continuare ad operare le emittenti devono essere titolari di una concessione ministeriale.

R. Grazie anche al serrato confronto di CORALLO con partiti, Parlamento e Governo, la prima legge di disciplina dell’etere, la legge Mammì, riconosceva e tutelava le radio comunitarie. Con un infaticabile lavoro per aiutare le nostre emittenti radiofoniche ad adeguarsi in tempo ai dettati della legge, tutte le 400 radio associate a CORALLO erano riuscite a possedere i requisiti richiesti. Non altrettanto le emittenti televisive ecclesiali che rischiavano di non avere la concessione.
Iniziò così un rapporto di intensa collaborazione tra CORALLO e CEI. Dopo il varo della legge Mammì, Mons. Camillo Ruini insieme allo stesso Ministro Mammì parteciparono al convegno “Nell’etere per comunicare” promosso da CORALLO e dall’ Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI che si svolse il 20 e 21 settembre 1990 a Roma presso la Domus Mariae.
Sempre Mons. Ruini chiese al CORALLO di occuparsi anche delle televisioni di area cattolica, la cui esistenza veniva minacciata proprio dalla legge appena approvata. CORALLO operò perché i criteri di selezione per il rilascio delle concessioni televisive non fossero parametrati solo ad indici economici, di copertura e di ascolto ma si tenesse conto anche del servizio di informazione svolto per il territorio e della forma comunitaria di tante nostre emittenti televisive.
Ulteriori interventi legislativi nei quali fu determinante l’intervento di CORALLO portarono a una modifica dei dispositivi normativi per continuare ad operare. Il 17 dicembre 1992, giorno della loro approvazione parlamentare, a Roma presso la Domus Pacis fu lo stesso Ministro P.T. in carica on. Maurizio Pagani a presentarle alle emittenti di CORALLO e al Segretario della CEI Mons. Dionigi Tettamanzi in occasione del Convegno “L’emittenza cattolica dopo le concessioni radiotelevisive: per una rinnovata presenza”.
L’anno dopo tutte le emittenti radiotelevisive di CORALLO sarebbero diventate titolari di una concessione.

 

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