
Nel gennaio del 1926 i Paolini e le Paoline giunsero a Roma, nel cuore della Chiesa, portando con sé un’intuizione audace e ancora giovane: evangelizzare attraverso i mezzi della comunicazione, con fedeltà al Vangelo e obbedienza ecclesiale. A cento anni di distanza, il Centenario dell’arrivo a Roma diventa occasione di memoria grata e di rinnovato discernimento.
Roma non fu una tappa scontata. Fu una scelta sofferta e profetica del Beato Giacomo Alberione, che comprese come la missione paolina dovesse radicarsi lì dove la Chiesa parla al mondo intero. Accanto a lui, una figura decisiva fu quella del Timoteo Giaccardo, primo sacerdote paolino, collaboratore fedele del Fondatore e guida della prima comunità romana. Nella sua obbedienza concreta, nella sua vita quotidiana segnata da povertà, lavoro e dedizione apostolica, il carisma paolino trovò una forma stabile e credibile. La sua testimonianza è stata riconosciuta dalla Chiesa con la beatificazione, avvenuta nel 1989 per opera di Giovanni Paolo II.
La presenza a Roma segnò una svolta decisiva per la Società San Paolo e per le Figlie di San Paolo: un cammino che intrecciò carisma e istituzione, creatività apostolica e fedeltà ecclesiale, fino a diventare servizio stabile alla Chiesa universale.
Oggi il Centenario non è solo celebrazione del passato. È un tempo per guardare con realismo alla situazione presente — comunità non più giovani, risorse limitate — e insieme per riaffermare una responsabilità che resta urgente: annunciare il Vangelo nei linguaggi della cultura e della comunicazione contemporanea. Roma continua a essere un crocevia di popoli, domande e speranze; un luogo in cui il carisma paolino è chiamato a rinnovarsi senza perdere le sue radici.
Celebrare questi cento anni significa, dunque, rinnovare un “sì”: alla missione ricevuta, allo stile dei primi, all’obbedienza vissuta come forma di libertà evangelica. Con gratitudine per la storia percorsa e con fiducia nel futuro che ancora si apre davanti a noi.

