Infodemia: riflessioni sul futuro del giornalismo da FIL 2025

 

(22 ottobre 2025) Durante il Festival dell’Informazione Locale 2025, tenutosi a Nantes, uno dei temi dominanti è stato quello relativo alla crescente sfiducia verso i media e il fenomeno della cosiddetta “infodemia”, o“fatica informativa”.

Durante un incontro dedicato a tale problematica, moderato dal direttore delegato del quotidiano Le Monde, sono state analizzate le cause di questo malessere e si è cercato di individuare possibili soluzioni.

Le indagini confermano

Al centro del confronto, un dato allarmante è emerso dall’ultima edizione dello studio del Reuters Institute for the Study of Journalism: il 40% delle persone, su un campione di 50 paesi, tende a evitare le notizie, un aumento significativo rispetto al 29% del 2017.

Le ragioni di questa disaffezione sono molteplici. In primis, l’impatto emotivo delle informazioni, spesso percepite come ansiogene, che influiscono negativamente sull’umore e sulla qualità della vita.
A ciò si aggiunge l’overload informativo, con una quantità di contenuti che sommerge i lettori, l’esposizione costante a conflitti e guerre e un senso di impotenza di fronte a eventi percepiti come incontrollabili.

Questi fattori, come evidenziato dal dibattito, hanno spinto molti a praticare “diete informative” o a disconnettersi completamente dai media tradizionali, optando in alcuni casi per fonti alternative, talvolta complottiste.

Il direttore dell’Osservatorio dei Media della Fondazione Jean Jaurès, David Médioni, ha presentato i risultati di un’indagine condotta nel corso del 2024, che conferma la stabilità della fatica informativa al 54% tra gli intervistati, con un fenomeno nuovo definito “esodo informativo”.

Soluzioni possibili, il valore del locale

La coordinatrice europea del Solution Journalism Network, Nina Facio, ha posto l’accento sull’importanza dell’ascolto come competenza chiave per i giornalisti; nel suo libro ‘Malentendu’ (Malinteso), esplora come la mancanza di un dialogo autentico con il pubblico alimenti la sfiducia. Facio propone un giornalismo di soluzioni, che non si limiti a evidenziare i problemi ma racconti anche le risposte concrete che emergono dalla società, offrendo una narrazione più completa e meno fonte di preoccupazione.

Samuel Petit, direttore generale di Le Télégramme, ha difeso il valore del giornalismo locale, che al FIL 2025 è stato celebrato come un “superpotere” per la sua capacità di creare legami esclusivi con il proprio pubblico.
Le Télégramme, testata leader nella transizione digitale dell’informazione regionale, si concentra su contenuti che rispondono ai bisogni reali delle persone, evitando la corsa al sensazionalismo. Petit ha sottolineato come il 85% dell’audience della propria testata derivi da notizie locali, segno di una strategia editoriale che privilegia la prossimità e l’impegno con i lettori.

Charlotte Votier, giornalista indipendente e creatrice di una popolare piattaforma YouTube chiamata ‘OK Charlotte’, ha portato la prospettiva di chi opera sia nei media tradizionali che in quelli digitali. La sua esperienza ha evidenziato il potenziale di un rapporto diretto con il pubblico grazie all’integrazione del medium tradizionale con i social media, spazi dove gli utenti/follower possono partecipare attivamente. Anch’essa ha messo in guardia dal rischio di un giornalismo sensazionalistico, proponendo un approccio più “orizzontale”, che dia spazio alle voci autentiche e al dialogo continuo.

La giungla del web

Il dibattito ha anche affrontato il ruolo negativo dei social media, visti come una giungla informativa che amplifica la polarizzazione e la disinformazione. Se da un lato offrono spazi di connessione sociale, dall’altro rappresentano una sfida per i media tradizionali, che faticano a competere con la loro immediatezza e accessibilità.
È emersa con forza la necessità di una regolamentazione più efficace delle piattaforme digitali, considerate da alcuni relatori come veri e propri editori, soggetti quindi alle stesse responsabilità dei media tradizionali.

Un altro tema centrale è stato l’educazione ai media, ancora marginale nei programmi scolastici nonostante la sua importanza cruciale. I relatori hanno proposto l’introduzione di una materia obbligatoria, dal ciclo primario fino al liceo, che insegni non solo a distinguere le informazioni vere da quelle false, ma anche a comprendere il funzionamento dell’ecosistema mediatico nell’era degli algoritmi e della battaglia per l’attenzione.

Inoltre, si è discusso di strategie per promuovere il “benessere informativo”, come limitare le notifiche push, sostenere un’informazione locale di qualità e adottare formati che rispettino i tempi e le esigenze dei lettori.

Riflessioni conclusive

Tra le proposte emerse, durante il dibattito conclusivo con la platea, anche quella di campagne pubbliche di sensibilizzazione, atte a promuovere un consumo consapevole dell’informazione.
FIL 2025 ha messo in luce una crisi profonda dell’informazione, ma anche un’opportunità per ripensare il giornalismo. 

La sfida è chiara: riconquistare la fiducia del pubblico attraverso l’ascolto, la trasparenza e un’informazione che dia senso e valore alla vita quotidiana. In un’epoca di sovrabbondanza informativa, il giornalismo deve tornare a essere un “ponte” tra le persone, le istituzioni e la società, piuttosto che un ostacolo. In questo scenario, lo dicono anche le ricerche citate, l’informazione locale gioca un ruolo cruciale ed insostituibile.  (AR)

 

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