
(11 agosto 2025) A fine 2024 la radiotelevisione pubblica svizzera (SSR) ha completato lo spegnimento delle trasmissioni in FM, segnando un passaggio definitivo verso la radiodiffusione digitale DAB+ e lo streaming.
I dati raccolti dall’istituto ufficiale elvetico di rilevazione dei dati di ascolto, Mediapulse, nel primo semestre del 2025, offrono un quadro dettagliato dell’impatto di questa transizione sull’ascolto radiofonico in Svizzera, evidenziando una stabilità complessiva ma anche alcune criticità, soprattutto nelle regioni linguistiche della Svizzera italiana e romanda, dovete radio private chiedono una proroga per l’esercizio delle frequenze analogiche in modulazione di frequenza.
In particolare, le emittenti private rappresentate dall’associazione Radio Régionales Romandes (RRR), sollevano forti preoccupazioni sul futuro della loro sostenibilità economica e chiedeno, a loro tutela, un’estensione dell’operatività in FM.
Radio stabile, ma segnali di declino
Secondo i dati Mediapulse, nel primo semestre del 2025 la radio ha mantenuto una penetrazione settimanale del 93% e giornaliera del 70% tra la popolazione svizzera di età superiore ai 15 anni, raggiungendo circa 7 milioni di ascoltatori settimanali e 5,2 milioni giornalieri.
Il tempo medio di ascolto è di 108 minuti al giorno per ascoltatore, equivalente a 75 minuti per persona sull’intera popolazione. Rispetto al primo semestre 2024, si registra un lieve calo: la penetrazione settimanale e giornaliera è scesa di due punti percentuali, mentre il tempo di ascolto giornaliero è diminuito di tre minuti per ascoltatore e di quattro minuti per persona
Questi dati confermano una tendenza di lento declino, già osservata negli anni precedenti, che non sembra essere stata significativamente influenzata dallo switch-off FM della SSR. La transizione al digitale, quindi, non sembra avere accelerato o rallentato questo trend, ma ha avuto impatti diversi, a seconda delle diverse regioni linguistiche della Svizzera.
Disparità regionali
La Svizzera italiana si distingue per un calo più marcato del tempo di ascolto. Qui, la penetrazione giornaliera della radio rimane elevata (76%), ma il tempo medio di ascolto per ascoltatore è sceso da 111 a 103 minuti. Questo calo, più pronunciato rispetto alla Svizzera tedesca (-2 minuti, a 114 minuti per ascoltatore) e romanda (-4 minuti, a 91 minuti), riflette la forte dipendenza della regione dalle emittenti pubbliche, ora switchate al solo DAB+, che tradizionalmente dominano il mercato locale.
Nella Svizzera romanda, il passaggio al digitale ha avuto conseguenze anche più evidenti; le emittenti pubbliche della SSR, come La Première (-19,3%), Espace 2 (-48,6%) e Couleur 3 (-45,5%), hanno subito perdite significative di ascoltatori.
Al contempo, le radio regionali romande hanno guadagnato il 13,4% di audience, mentre le stazioni francesi hanno registrato un incremento del 15,9%, suggerendo uno spostamento di ascoltatori verso alternative FM locali e internazionali. Al riguardo, la RRR ha espresso preoccupazioni sul rapido spegnimento delle FM da parte della SSR, che ha comportato una perdita del 23% degli ascoltatori regionali complessivi.
A differenza della SSR, finanziata dal canone pubblico e quindi meno vulnerabile alle fluttuazioni di audience, le emittenti private dipendono fortemente dagli introiti pubblicitari, strettamente legati al numero di ascoltatori. Un calo simile a quello registrato dall’ente pubblico potrebbe avere conseguenze devastanti, con rischi di licenziamenti e chiusure.
Per questo RRR ha chiesto l’estensione della trasmissione in tecnologia FM oltre il termine, attualmente fissato al 31 dicembre 2026, sottolineando che, nonostante l’introduzione del DAB+ abbia quadruplicato l’offerta radiofonica (come evidenziato da uno studio dell’Università di Neuchâtel del 2023), la transizione al digitale non è ancora completa.
Molti ascoltatori, soprattutto nella Svizzera romanda e in Ticino, si sono spostati verso stazioni francesi e italiane, anche a causa della limitata diffusione di dispositivi DAB+ in automobili ed elettrodomestici. Dunque, RRR ha proposto un periodo transitorio più ampio per consentire un’evoluzione naturale dell’audience, evitando un impatto economico negativo causato da uno switch off prematuro da FM a DAB+.
RRR ha anche sottolineato che continuare le trasmissioni FM non comporterebbe costi per i contribuenti o per la Confederazione, ma garantirebbe la sopravvivenza delle radio regionali, essenziali per la democrazia diretta a livello locale. Una politica mediatica che distingua tra le esigenze della SSR pubblica da quelle delle emittenti private potrebbe bilanciare la spinta verso la digitalizzazione con la necessità di preservare la diversità del panorama radiofonico svizzero.
Le sfide dello streaming
Una nota ‘a latere’ riguarda la misurazione, da quest’anno, anche dell’ascolto in streaming delle emittenti radiofoniche svizzere, con i dati aggregati che vengono pubblicati trimestralmente sotto il nome di Radio Streaming Data, dalla stessa Mediapulse.
La prima pubblicazione, avvenuta ad aprile 2025, ha fornito un quadro iniziale dell’utilizzo delle piattaforme digitali, mentre i dati del secondo trimestre sono attesi per il 21 luglio 2025. Tuttavia, la ricerca non include l’ascolto tramite cuffie, un limite metodologico che potrebbe sottostimare il consumo effettivo, soprattutto tra i giovani.
Le radio private difendono la FM
In conclusione, i dati Mediapulse confermano la resilienza della radio come mezzo di comunicazione, ma evidenziano anche la necessità di un approccio graduale alla transizione digitale, soprattutto per le regioni linguistiche più colpite e per le emittenti private.
La richiesta di un’estensione delle trasmissioni FM appare come una misura indispensabile per accompagnare questa evoluzione senza sacrificare il ruolo delle radio regionali nel tessuto mediatico e culturale svizzero.
Questa esperienza, al confine con l’Italia, non può non essere tenuta in considerazione anche nel nostro Paese, in vista delle future decisioni relative all’evoluzione del sistema radiofonico nazionale, pubblico e privato. (AR)
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