Laura Aria, Commissario Agcom, su ridestinazione rete televisiva n. 12, piano DAB, trasmissioni televisive in Dvb-T2

 

(23 giugno 2025)    Laura Aria è Commissario Agcom dal 2020. E’ stata, tra l’altro, direttore della Dgscer del Ministero delle Comunicazioni e, quindi, in Agcom, Direttore del Dipartimento Vigilanza e Controllo, Direttore della Direzione contenuti audiovisivi e multimediali, Direttore del Servizio comunicazione politica e risoluzione dei conflitti di interesse, Direttore della Direzione Servizi Media, Segretario Generale ad interim, Direttore del Servizio giuridico, Vice Segretario generale.

A lei TeleRadioFax ha chiesto un intervento sulle questioni di attuale maggiore interesse per il comparto radiofonico e televisivo locale: la ridestinazione al DAB delle frequenze già pianificate per la rete televisiva nazionale n. 12; il piano di assegnazione delle frequenze Dab; il passaggio della televisione digitale terrestre allo standard Dvb-T2. Ecco cosa ci ha detto.

L’intervista

TeleRadioFax. Con la delibera n. 145/25/CONS, l’Agcom ha completato la prima fase del procedimento per la ridestinazione al DAB delle frequenze già pianificate per la rete nazionale televisiva n. 12. Quali obiettivi si è posta l’Autorità con l’emanazione di questa delibera?

Laura Aria: L’Autorità, nel ridestinare le frequenze precedentemente pianificate per la rete nazionale televisiva n. 12 (Mux 12) a favore del DAB, ha perseguito, innanzitutto, l’obiettivo di garantire un uso effettivo, pluralistico ed efficiente dello spettro radio, come indicato dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dal TUSMA.
È sulla base di questi principi ed alla luce di una specifica richiesta del MIMIT che si è ritenuto opportuno rimediare a un deficit di frequenze del comparto della radio digitale terrestre riutilizzando frequenze già pianificate per la televisione, ma non utilizzate. In particolare, con il provvedimento in questione l’Autorità ha pianificato, al momento, solo le frequenze in banda III VHF strettamente necessarie a soddisfare la domanda di cinque bacini regionali (Puglia, Campania, Toscana, Veneto e Lazio). La delibera n. 145/25/CONS lascia, comunque, spazio a un successivo organico intervento di ripianificazione generale, una volta che sarà finalizzato l’Accordo di coordinamento internazionale adriatico-ionico attualmente ancora in corso. Conclusa la prima fase emergenziale, necessaria per consentire a tutti i consorzi locali richiedenti le frequenze di poter rapidamente operare, l’Autorità individuerà, attraverso ulteriori interventi e previa consultazione del mercato, le misure più idonee per pianificare le rimanenti risorse a disposizione. 

TRF: L’attuale PNAF DAB-T di cui alla delibera n. 286/22/CONS, come da ultimo modificata dalla delibera n. 145/25/CONS, è definito “provvisorio”. Quando verrà fatto il piano definitivo?

L.A.: Il DAB in Italia è ancora da considerarsi in una fase di avvio, con i suoi necessari tempi tecnici e di mercato. Il settore, come ha messo in luce la recente indagine conoscitiva sullo sviluppo della radio digitale approvata con delibera n. 44/25/CONS, non ha ancora raggiunto una piena maturità operativa né una diffusione sufficiente, soprattutto nel comparto locale, il cui sviluppo appare disomogeneo rispetto al panorama nazionale, con molti bacini ancora privi dei diritti d’uso per le nuove reti pianificate. I dati esaminati mostrano che la completa transizione dall’FM al digitale non appare imminente. La coesistenza tra FM, DAB+ e altre piattaforme, come quelle basate su IP, sarà pertanto necessaria per un periodo ancora lungo.
In questa fase, sono dell’avviso che vada privilegiato un approccio graduale e pragmatico che tenga conto dell’attuale fase di assestamento del mercato e della auspicata definizione del quadro di coordinamento internazionale, con particolare riferimento al tavolo adriatico-ionico.
Da questo punto di vista, il PNAF-DAB deve necessariamente seguire un percorso caratterizzato da adeguamenti progressivi, con un piano di interventi articolato in un periodo di tempo adeguato a rispondere in maniera efficace alle principali esigenze del mercato e degli operatori. Penso per esempio al recente intervento dell’Autorità di cui abbiamo detto poc’anzi per far fronte alla carenza di risorse spettrali per le reti locali di radiodiffusione. In quest’ottica, a fronte di un’emergenza manifestata dal mercato, l’adozione della delibera n. 145/25/CONS ha permesso di incrementare il numero di reti locali DAB pianificate.
Nella prospettiva che ho descritto, ritengo che i piani di assegnazione delle frequenze, per loro stessa natura, non possono mai essere considerati definitivi e immutabili e, pur dovendo assicurare la necessaria prevedibilità regolamentare per dare certezze agli operatori ed al mercato, sono soggetti ad assestamenti progressivi in funzione dei mutamenti di scenario.
Ciò è tanto più vero per la radio digitale che per molti anni ha dovuto operare in sincronia con la transizione analogico-digitale delle frequenze televisive.

TRF: Il PNAF televisivo, di cui alla delibera Agcom n. 39/19/CONS, come da ultimo modificato dalla delibera Agcom n. 43/22/CONS, era stato realizzato con una pianificazione in standard DVB-T2. A oggi, tuttavia, quasi tutte le trasmissioni televisive italiane (ad eccezione di un mux Rai) vengono effettuate con il vecchio DVB-T. Ciò, oltre a non ottimizzare l’impiego di una risorsa definita “scarsa” come quella dello spettro radioelettrico, comporta per le tv locali una serie di disagi, tra cui quello di dover trasmettere con una qualità significativamente inferiore a quella che si otterrebbe in DVB-T2. Cosa può fare l’Agcom al riguardo?

L.A.: Va evidenziato innanzitutto che l’Autorità è stata incaricata dal Legislatore di adottare il PNAF sul presupposto dell’utilizzo della tecnologia DVB-T2. Il compito dell’Autorità, pertanto, è stato quello di pianificare le frequenze ai fini della transizione al DVB-T2. Osservo, al riguardo, che l’esecuzione del timing del definitivo passaggio dal sistema DVB-T a quello DVB-T2 è stato invece affidato all’esclusiva competenza del Ministero del Made in Italy, soggetto incaricato di dettagliare la road map per lo switch off. Sicuramente l’Autorità non può che essere favorevole ad una transizione al DVB-T2 perché è consapevole dei miglioramenti che questa tecnologia può apportare in termini di uso efficiente e innovativo dello spettro, sia per le emittenti nazionali che per quelle locali.
Per garantire una transizione efficace al DVB-T2, è però essenziale promuovere la diffusione di dispositivi compatibili e sensibilizzare l’utenza sull’importanza dell’adeguamento tecnologico. Tuttavia, non posso fare a meno di notare che questo processo si inserisce in un contesto mediatico più ampio ed in rapida trasformazione, dove la fruizione dei contenuti televisivi si sta spostando sempre più verso le piattaforme di streaming. Negli ultimi anni, infatti, lo streaming ha rivoluzionato le abitudini di consumo degli utenti, offrendo contenuti on demand, personalizzazione e accessibilità da qualsiasi dispositivo connesso a Internet.
Voglio dire, in altri termini, che il futuro della televisione, grazie anche alla enorme diffusione degli Smart-TV, sarà sempre più ibrido: una combinazione di trasmissione tradizionale e distribuzione via Internet, dove la qualità, l’accessibilità e la libertà di scelta dell’utente saranno al centro dell’esperienza.
Tra l’altro, segnalo che Agcom ha recentemente avviato, con delibera n. 138/25/CONS del 3 giugno scorso, un’indagine conoscitiva sull’utilizzo dello standard Hybrid Broadcast Broadband Tv (HbbTV) per la fornitura di servizi di media audiovisivi e radiofonici tramite piattaforma digitale televisiva terrestre, a dimostrazione che l’Autorità è sempre attenta allo sviluppo armonioso del sistema televisivo e delle sue evoluzioni tecnologiche. (FC)

 

Vedi anche:

Aria: “Adeguato rilievo ai servizi radiotelevisivi locali”

 

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