
(24 marzo 2025) Lo studio intitolato “Il “rapporto dei giovani con l’informazione nel 2024” offre un’interessante panoramica sulle abitudini dei giovani per quanto riguarda il loro consumo di contenuti informativi, con particolare attenzione al ruolo della televisione e della radio nel panorama mediatico.
I risultati della ricerca sono anche certamente indicativi delle abitudini del mondo giovanile italiano. Esistono, infatti, svariati rapporti comparativi sui comportamenti delle giovani generazioni nei diversi paesi europei, desunti da pubblicazioni di organizzazioni internazionali come l’Unione Europea, l’OCSE e l’UNESCO; tutti confermano una sostanziale omogeneità di abitudini in merito al consumo mediatico, in particolare, tra Francia e in Italia.
Uno studio Eurostat, per esempio, ha rivelato che i giovani francesi e quelli italiani sono tra i maggiori utilizzatori di social media in Europa, con una percentuale di utilizzo superiore alla media continentale, mentre una recente indagine dell’Osservatorio Giovani dall’Istituto Giuseppe Toniolo ha evidenziato come i giovani italiani e quelli francesi condividano passioni molto simili per musica, cinema e serie tv.
Lo studio
Venendo quindi allo studio in questione, edizione 2024, esso è stato condotto dall’Institut national de la jeunesse et de l’éducation populaire (INJEP), in collaborazione con il Centre de recherche pour l’étude et l’observation des conditions de vie (CRÉDOC) e dedica un intero capitolo al modo in cui i giovani seguono le notizie e si informano nei vari ambiti della vita quotidiana.
Lo ricerca è stata realizzata online su un campione di 4.505 giovani di età compresa tra i 15 e i 30 anni, oltre ad un campione di controllo di 1.040 persone di età superiore ai 30 anni. Questa suddivisione ha permesso di confrontare le pratiche dei giovani con quelle degli adulti. I dati raccolti sono stati analizzati tenendo conto di variabili come l’età, il sesso, il livello di istruzione e la situazione lavorativa.
I contenuti
Il lavoro di ricerca è stato strutturato in due parti. La prima parte ha analizzato la frequenza con cui i giovani consultano le notizie, i temi seguiti e le motivazioni e gli ostacoli all’informarsi, compresa la “stanchezza” nei confronti delle notizie, esaminando anche gli argomenti della vita quotidiana più ricercati su internet. Questa parte si è concentrata sull’analisi di come i giovani si informino sull’attualità.
La seconda parte ha approfondito quali siano le fonti principali utilizzate per informarsi, come i social network, i mezzi radiotelevisivi, i motori di ricerca e la stampa. Ha anche indagato le opinioni che hanno i giovani in merito ai diversi diversi media e il modo in cui si formano un’opinione. Questa parte ha esaminato come i giovani cerchino informazioni sui vari aspetti della vita quotidiana (alloggio, trasporti, salute, orientamento scolastico, ricerca di lavoro, ecc.).
Inoltre, la ricerca si proponeva di verificare l’effettiva consistenza di alcune idee preconcette, generalmente diffuse, riguardo al rapporto dei giovani con l’informazione. Tra queste, per esempio, quella secondo cui “i giovani d’oggi” sarebbero “meno curiosi e meno aperti al mondo, rispetto ad un tempo” o che i social media sarebbero una “causa di impoverimento informativo”. L’approccio dello studio ha consentito di avere una visione oggettiva e approfondita delle pratiche informative effettivamente adottate dai giovani.
La tv informa anche i giovani
Nonostante l’ascesa dei social media come fonte primaria di notizie per i giovani, la televisione si conferma in una posizione rilevante, specialmente con i telegiornali, mentre, in base allo studio, la radio per le nuove generazioni è maggiormente interessante come canale di intrattenimento che come canale strettamente informativo (il 14% dei giovani tra i 15 e i 30 anni ha citato la radio come fonte utilizzata per informarsi dell’attualità).
Uno dei dati più rilevanti emersi è che circa quattro giovani su dieci si informano quotidianamente sull’attualità, e tra questi, molti utilizzano i telegiornali come fonte di informazione.
Lo studio ha indicato che il 37% dei giovani tra i 15 e i 30 anni considera i telegiornali delle 13 o delle 20 tra le loro tre fonti principali per seguire l’attualità; inoltre, il 26% si informa tramite i canali Tv all news e il 13% tramite altre tipologie di programmi televisivi. È interessante notare che l’interesse per i telegiornali aumenti con l’età, con i giovani adulti (25-30 anni) che tendono a seguirli più assiduamente rispetto agli adolescenti (15-17 anni).
I risultati hanno mostrato anche una chiara differenza generazionale nell’uso della televisione per l’informazione.
Gli adulti con più di 30 anni fanno un maggiore affidamento sulla televisione, con il 61% che segue le notizie attraverso i telegiornali, il 38% tramite i canali specializzati all news e il 24% tramite altri programmi televisivi di informazione.
Per quanto riguarda i programmi televisivi specifici, lo studio ha evidenziato come i giovani e gli adulti tendano a guardare gli stessi programmi e l’interesse per i telegiornali è particolarmente evidente tra i giovani che si dicono maggiormente interessati alla politica nazionale e internazionale.
Conclusioni dello studio
Dunque, nonostante la preferenza per i social media, i giovani danno valore anche ai media tradizionali, e in particolare alla televisione, per informarsi. La tv resta una fonte importante, soprattutto grazie ai telegiornali.
Questa situazione è determinata da una complessa interazione di fattori, inclusi i nuovi modelli di consumo mediatico e le abitudini familiari. È importante notare che i giovani cresciuti in famiglie dove le notizie sono considerate importanti tendono a seguire maggiormente i programmi televisivi di attualità rispetto a coloro che non sono cresciuti in quel tipo di ambiente.
La ricerca ha anche portato alla luce il fatto che i giovani hanno una tendenza a confrontare le informazioni che provengono da media diversi; le informazioni provenienti dalla televisione, dalla radio, dalla stampa e anche dai social media vengono spesso messe a confronto tra loro, per formare una propria opinione.
In conclusione, lo studio DJEPVA ha messo in luce un panorama mediatico in cui i social media giocano un ruolo di primo piano tra i giovani, ma dove la televisione mantiene una rilevanza soprattutto grazie ai telegiornali; la radio, dal canto suo, deve capire come riorganizzare la propria offerta editoriale informativa (in quanto a linguaggio, tematiche e format) se è interessata a crescere nel ruolo di fonte informativa per il target giovanile.
Come riconquistare i giovani
Già lo studio di AGCOM del 2020 “L’informazione alla prova dei giovani” evidenziava che i giovani, in generale, richiedono contenuti di informazione sui media che siano più in linea con i loro interessi; parliamo di scienza, di tecnologia e di stili di vita, per esempio.
La qualità e la rilevanza dei contenuti sono fondamentali per attrarre le nuove generazioni. Comunque c’è anche una necessità di innovare non solo nella scelta dei temi trattati, ma anche negli stili comunicativi e nei formati.
Tra i format emergenti per la radio, ci sono casi in cui l’emittente ha coinvolto podcaster, anche piuttosto giovani, ma che erano già impegnati online sul fronte della discussione di argomenti di attualità rilevanti per i loro coetanei (tecnologia, cultura pop, sport…).
In altri casi hanno riscosso successo proposte di narrazione di storie vere, spesso segnalate dal pubblico stesso, per raccontare esperienze di vita, sfide superate, o momenti di crescita personale da parte di adolescenti e giovani adulti, con una produzione dallo stile editoriale simile a quello dei podcast nativi.
“This American Life” è un esempio concreto che mostra come le storie personali possano essere trasformate in contenuti radiofonici avvincenti e poi rese anche disponibili in formato podcast, presidiando così più canali.
Per la tv è interessante l’esempio, certo da adattare alle proprie capacità produttive, di “Shark Tank”, un programma che dà spazio a giovani e giovanissimi imprenditori, impegnati su iniziative anche molto semplici o iperlocali. La tv gli dà spazio per presentarsi e li fa confrontare in onda con mentori esperti, provenienti dal settore commerciale o tecnologico.
Considerazioni finali
Per entrambi i media, la tv e la radio, l’interattività sembra essere la chiave per garantire il successo della propria offerta informativa rivolta ai giovani, associando al programma in onda la possibilità di relazionarsi tramite l’utilizzo di social media; facendo partecipare attivamente i giovani e i giovani adulti si va ad aumentarne il coinvolgimento e, di conseguenza, l’audience.
In comune tra radio e tv c’è anche l’adozione di un linguaggio più attuale e la trattazione di tematiche che rispecchino le preoccupazioni, gli interessi e lo stile comunicativo dei giovani.
Giovani creatori di contenuti o influencer, infine, non vanno coinvolti solo come ospiti occasionali, ma vanno integrati nello staff sin dalla fase di ideazione e produzione dei contenuti radiotelevisivi, così da garantire che questi siano autentici e in sintonia con il target giovanile. (AR)
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