La televisione italiana resta al centro della trasformazione digitale

 

(25 marzo 2025) Oggi, nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” a Roma, si è tenuto un evento interessante per il panorama mediatico italiano: “Multipolarità. Televisione e streaming verso il mercato maturo”.

L’appuntamento ha visto la partecipazione di Barbara Floridia della Commissione Vigilanza RAI, Giacomo Lasorella di Agcom, Lorenzo Sassoli de Bianchi di Auditel, Marco Travaglia di Upa, Fabrizio Angelini di Sensemakers e Massimo Scaglioni, responsabile scientifico del Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) dell’Università Cattolica, che dal 2022 cura l’Annuario della Tv italiana.

Il tema centrale dell’incontro odierno è stato la multipolarità che ormai caratterizza il mercato televisivo e audiovisivo.

Ci concentreremo, in questa occasione, sui due interventi di apertura, che hanno approfondito i dati di mercato relativi al comparto televisivo ed audiovisivo, negli anni recenti e con anticipazioni dalla ricerca che uscirà a fine di quest’anno.

Un rapido riassunto

Massimo Scaglioni ha aperto i lavori offrendo anche alcune anticipazioni dell’edizione 2025 dell’Annuario, che sarà pronta entro la fine dell’anno.

Gli ultimi tre anni, dal 2022 al 2024, hanno registrato una profonda trasformazione del settore, con un’integrazione sempre più marcata tra il broadcasting tradizionale e le piattaforme di streaming. L’edizione 2022 dell’annuario, realizzata in un contesto post-pandemico, aveva già evidenziato la progressiva internazionalizzazione dell’industria audiovisiva italiana, accompagnata da una moltiplicazione dell’offerta, una frammentazione dell’audience e un’innovazione tecnologica che ha visto oggi le smart TV superare il 50% delle abitazioni.

Parallelamente, i modelli di misurazione si sono evoluti verso il concetto di total audience, capace di cogliere la complessità dei consumi mediatici.

Nel 2023, l’Annuario aveva sottolineato la resilienza della televisione, che si è confermata centrale nei consumi degli italiani, una tendenza ribadita anche negli anni successivi.
L’analisi della total audience ha rivelato una crescita della fruizione in streaming, non in competizione con il broadcasting tradizionale, ma in sinergia con esso, dando vita a un fenomeno che è stato definito “streamcasting”.

Questo mix tra tecnologia on air e online ha consolidato la centralità della TV in un mercato che, nel 2024, si presentava ormai come multipolare.

Dopo decenni dominati da un duopolio, il panorama televisivo è oggi più dinamico e competitivo, con un consumo di streaming e contenuti on-demand in crescita – sebbene a ritmi più lenti – e un broadcasting che continua a tenere saldo il proprio ruolo.

Le anticipazioni

Le anticipazioni dall’edizione 2025 dell’annuario, confermano questa resilienza, resa possibile proprio dall’espansione dello streaming e da una misurazione sempre più raffinata della total audience.

In Italia, la televisione raggiunge una media di 8,8 milioni di spettatori giornalieri, con un consumo medio di ascolto riconosciuto pari a 3 ore e 24 minuti, il dato più alto tra i principali mercati occidentali e internazionali.

A differenza di quanto accade, per esempio, nel Regno Unito o negli Stati Uniti, dove l’economia dell’attenzione si sta spostando verso i social media, in Italia il campo di gioco dello streamcasting resta complesso, ma ben strutturato, con circa 400 reti che rispondono ai bisogni di intrattenimento degli italiani.

In questo sistema convergente emergono due pilastri fondamentali: la televisione e il digitale.

Se pure le notizie digitali attraggono molti contatti, lo fanno solo per brevi periodi, mentre la TV tradizionale mantiene una ritualità forte, incarnata ad esempio dal telegiornale serale, con un approfondimento che è cruciale nei processi democratici.

Per il 2025, il Ce.R.T.A. ha elaborato una piramide dei contenuti che riflette le dinamiche di produzione e consumo.

Al vertice si collocano prodotti ad altissimo valore, spesso internazionalizzati, con una lunga vita e un ampio mercato; più in basso troviamo fiction e scripted TV, dai costi rilevanti, con un’utilità ripetuta; scendendo ancora, si incontrano le circa 20.000 ore annuali di TV unscripted, che includono eventi live come il Festival di Sanremo o i talk show. Alla base, infine, si estende l’immensa area del digital video entertainment, dominata da contenuti generati dagli utenti, a costo zero e difficilmente quantificabili, che attraggono soprattutto i giovani.

L’attenzione del pubblico si traduce in risorse economiche, rendendo cruciale un lavoro di ricerca accurato per valorizzare l’intera piramide. Il rischio, tuttavia, è che il vertice della piramide, cuore della produzione audiovisiva di qualità italiana sul mercato, anche internazionale, possa implodere, con conseguenze per l’intero sistema.

Conferme e precisazioni

Fabrizio Angelini ha sostanzialmente confermato questi trend, evidenziando come l’economia dell’attenzione in Italia continui a privilegiare la televisione, che cattura circa l’80% del pubblico.

Ogni giorno, in media, 35 milioni di italiani utilizzano TV e dispositivi digitali: la televisione, nella sua totalità (compreso il cosiddetto “traffico non riconosciuto”), supera le 4 ore di fruizione giornaliera, mentre i device mobili si fermano a 2 ore e 3 minuti.

Tuttavia, emerge un netto divario generazionale: il 75% del consumo TV riguarda gli over 45, mentre i giovani si orientano verso il digitale, con il 70% del loro tempo dedicato all’intrattenimento, soprattutto sui social network. Questi ultimi, però, sono sempre meno ‘social’ (cioè spazi di interazione attiva tra utenti) e sempre più simili a piattaforme di media entertainment, offrendo contenuti audiovisivi per una fruizione passiva.

Sul fronte degli investimenti, dei 6 miliardi destinati al video, 4 vanno alla TV e 2 al mondo digitale, con l’80% di questi ultimi concentrati su piattaforme internazionali. In TV dominano i player nazionali, mentre la rete resta un territorio più frammentato.

Questione di prominence

Oggi, 34 milioni di italiani utilizzano la TV connessa, un sistema complesso da misurare, per via della varietà di tecnologie coinvolte. I dati più recenti dicono che circa la metà degli utenti accede alla homepage delle smart TV, rendendo dunque fondamentale per i broadcaster garantire la prominence in quel contesto.

Nel traffico non riconosciuto, che include gaming, servizi SVOD e altro, non si registra, in Italia, quell’esplosione dello streaming per come sta accadendo in altri paesi.

Infine, il relatore ha fatto notare che, negli ultimi nove mesi, la TV connessa è cresciuta di 1,5 milioni di apparecchi, ma il pubblico continua comunque ad utilizzarli preferendo la TV tradizionale: i principali broadcaster nazionali si attestano tra il 68% e il 69% della total TV screen, mentre YouTube, nel segmento non riconosciuto, raggiunge il 16%. (AR)

 

Vedi anche:

Tv lineare tradizionale ancora leader nel mercato del Total Video

Convegno “Smart Tv revolution” organizzato da Corecom Lombardia

Corecom Lombardia, il 16 ottobre convegno su 5G ed effetti sul sistema radiotelevisivo locale

Eurobarometro: la principale fonte di notizie per gli europei è ancora la televisione.

21 novembre: Giornata Mondiale della Televisione

Convegno “Il futuro della televisione nella transizione digitale” organizzato da Astrid (Roma, 7 novembre 2023)

allegato
[Leggi articolo su aeranti]

Share