
(16 aprile 2025) La radio tradizionale, pur navigando in un panorama mediatico in continua evoluzione, dimostra di avere un ruolo centrale tra i media, alimentata da due elementi fondamentali: la personalità dei conduttori e il forte legame con le comunità locali.
È quanto emerge dalla 21ª edizione del Techsurvey 2025, lo studio annuale di Jacobs Media presentato il 15 aprile, che ha analizzato le abitudini mediatiche degli ascoltatori di radio, sulla base di 24.525 interviste, raccolte in collaborazione con 500 emittenti commerciali, negli Stati Uniti e in Canada, tra l’8 gennaio e il 9 febbraio 2025.
Qui c’è la sintesi pdf dello studio: https://jacobsmedia.com/wp-content/uploads/2025/04/TS-2025-industry-web-deck.pdf
Pur nelle ovvie differenze, le molte affinità, ormai ben verificate, nei comportamenti sociologici tra Nord America ed Europa rendono tale ricerca motivo di interesse anche per il nostro mercato radiofonico.
L’analisi di Fred
Fred Jacobs, presidente di Jacobs Media, ha presentato i risultati con un’analisi chiara: i ‘parametri vitali’ della radio sono ragionevolmente stabili, anche in presenza di una lenta erosione dell’ascolto, determinata dalla pluralità dell’offerta audio.
Nonostante la competizione crescente di podcast, streaming musicale e altre piattaforme digitali, la radio mantiene la sua rilevanza grazie a due pilastri: la connessione squisitamente umana tra l’ascoltatore e la “sua” radio e, dato significativo, il radicamento locale dell’emittente.
Per il settimo anno consecutivo, i conduttori radiofonici si confermano la principale ragione d’ascolto, con il 61% degli intervistati che li cita come motivazione primaria d’ascolto, superando la musica (56%). Questo dato risulta particolarmente significativo per donne, Millennial, Generazione X e appassionati di talk radio.
Punti di forza
In un’era dominata dall’intelligenza artificiale, Jacobs sottolinea come la perdita di un conduttore amato dal pubblico sia oggi una delle cause principali della diminuzione dell’ascolto, un monito per le emittenti a investire su conduttori di qualità e dalla personalità ben riconoscibile.
Il localismo, inoltre, emerge come un fattore distintivo di straordinaria importanza. Più della metà degli ascoltatori dichiara di percepire un legame personale con la propria emittente in quanto “locale”, una tendenza rafforzatasi dopo la pandemia.
Quando è stato chiesto di esprimere accordo o disaccordo con l’affermazione “L’emittente che mi ha inviato questo sondaggio è ben collegata alla comunità locale”, oltre il 50% ha risposto affermativamente.
Questo senso di appartenenza rappresenta un vantaggio competitivo in un contesto in cui le alternative digitali, come podcast e streaming, guadagnano terreno; il 50% di chi ascolta meno radio rispetto a un anno fa cita proprio l’uso crescente di queste piattaforme, insieme a cambiamenti nello stile di vita e ad “errori” commessi dalla radio che ascoltava, come il trasmettere musica troppo ripetitiva, aver ridotto la programmazione rendendola meno accattivante o a causa dell’eccessivo affollamento pubblicitario.
La transizione verso il digitale è innegabile. Se nel 2013 l’85% degli ascoltatori sintonizzava la propria stazione preferita tramite una radio tradizionale, nel 2025 questa percentuale, in Nord America, è scesa al 59%.
Un calo influenzato anche dall’età media degli intervistati, che si attesta ora a 58 anni, rispetto ai 55,8 di quattro anni fa. I più giovani, in particolare Generazione Z e Millennial, si confermano i meno coinvolti, evidenziando una sfida demografica per il settore.
Usare il digitale
Tuttavia, la capillare diffusione degli smartphone rappresenta un ponte verso il futuro: il 71% degli intervistati ha scaricato un’app radiofonica o musicale, e il 57% di chi ha installato l’app della propria stazione preferita la valuta “eccellente”.
In termini più generali, il 40% degli ascoltatori radiofonici guarda quotidianamente anche brevi video online, mentre oltre la metà legge regolarmente newsletter digitali; queste sono opportunità che Jacobs invita le emittenti a cogliere, se vogliono arricchire la propria offerta con contenuti accessibili e coinvolgenti, capaci di fidelizzare l’audience al proprio marchio.
In auto, la radio via etere mantiene la leadership con il 53% dell’ascolto, ma la quota è in calo rispetto al 62% del 2018. Nei veicoli con sistemi di infotainment connessi, l’ascolto on air scende al 46%, a favore di streaming, radio satellitare e musica personale.
Anche i podcast raggiungono un nuovo picco, con il 35% degli intervistati che li consuma settimanalmente, spesso in formato video, su piattaforme come YouTube.
Ci sono opportunità
Nonostante le sfide, Jacobs chiude con un messaggio di ottimismo, esortando le emittenti a puntare su tre priorità: migliorare la propria accessibilità digitale, selezionare per le trasmissioni conduttori caratteristici, dotati di spiccata personalità, e, infine, valorizzare e non nascondere il localismo, così da rafforzare il legame con la propria comunità, in una logica di esclusività.
In un mondo audio sempre più frammentato, la radio può continuare a prosperare valorizzando ciò che la rende unica: la capacità di parlare agli ascoltatori in modo originale delle questioni che gli sono vicine. (AR)
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