Radio e TV stanno riconquistando il pubblico nel 2026. Lo rileva un’indagine di Crowd React Media

 

(29 giugno 2026) In un panorama mediatico segnato da una crescente stanchezza verso i modelli digitali, sempre più automatizzati e resi artificiali dall’AI, l’indagine annuale “State of Media 2026” rivela una tendenza tanto sorprendente quanto significativa: i broadcaster tradizionali, lungi dall’essere superati, stanno vivendo una fase di evidente resilienza e riscoperta da parte del pubblico.

State of Media, lo ricordiamo, è un rapporto di ricerca annuale, giunto nel 2026 alla sua terza edizione, che analizza le abitudini di consumo mediatico degli adulti americani ed è stato realizzato da Crowd React Media, una divisione di Harker Bos Group. Vale sempre la regola, per cui le tendenze di mercato statunitensi, soprattutto in materia ddi comunicazione e contenuti audiovisivi, anticipa quanto poi accade negli altri paesi occidentali.

La stanchezza da piattaforme

Mentre le piattaforme basate su algoritmi, come i social media e lo streaming musicale, iniziano a mostrare segni di logoramento a causa della cosiddetta “diluizione del feed” (il progressivo degrado della qualità dei contenuti sulle piattaforme, che rende l’esperienza di navigazione meno appagante nonostante l’aumento dell’offerta) e della proliferazione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, dall’indagine risulta che la radio e la televisione tradizionali si confermano come risposte appaganti per un pubblico in cerca di autenticità e semplicità.

La radio, in particolare, si attesta come il mezzo più stabile dell’intero ecosistema mediatico, mantenendo e, anzi, incrementando il proprio numero cumulativo settimanale di ascoltatori, in netta ripresa rispetto alle oscillazioni dell’anno precedente.

Forza della radio

La forza della radio, a detta della ricerca, risiede nella sua natura strutturale: non essendo governata da algoritmi manipolabili, essa rappresenta un segnale di qualità che non richiede sforzi di selezione attiva da parte dell’utente.

Un dato particolarmente illuminante riguarda le nuove generazioni: contrariamente ai pregiudizi di settore, i giovani tra i 18 e i 34 anni attribuiscono ai contenuti locali e agli eventi del territorio un valore superiore rispetto agli ascoltatori più anziani, con il 40% di loro che indica proprio nel legame con la comunità locale il motivo principale dell’ascolto.

Per questa fascia di pubblico, la radio via etere tradizionale rimane il metodo di accesso dominante, dimostrando come il mezzo sia capace di integrarsi perfettamente con le abitudini dei nativi digitali, che lo utilizzano in modo complementare ad altre piattaforme come YouTube per le notizie dell’ultima ora e l’informazione in tempo reale.

La Tv è più semplice

Parallelamente, l’indagine ci dice che anche la televisione ha mostrato segnali di decisa ripresa, con una portata totale in crescita, dopo anni di progressivi cali.

Questa sorta di ritorno al passato in quanto a gradimento ed interesse è alimentato da un paradosso tecnologico: la navigazione nel mondo dello streaming è diventata eccessivamente complessa a causa della frammentazione dei servizi, dei continui rincari dei servizi pay e della rimozione improvvisa di contenuti interessanti.

In questo scenario, la linearità della televisione tradizionale, dove l’esperienza di visione inizia immediatamente all’accensione dell’apparecchio, viene oggi percepita come una caratteristica vantaggiosa e un servizio a valore aggiunto.

Info locali

Il vero baluardo dei broadcaster, rileva la ricerca, sta nell’informazione locale, che raggiunge i telespettatori in modo trasversale a ogni fascia demografica, confermandosi come un contenuto che il digitale non riesce ancora a replicare con la stessa capillarità e offrendo un analogo senso di  fiducia.

Il rapporto evidenzia come il successo del broadcasting nel 2026 dipenda dalla capacità di essere ciò che il pubblico sceglie quando è stanco di subire selezioni operate da processi automatizzati. La stabilità della durata delle sessioni di ascolto radiofonico, rimasta invariata per tre anni consecutivi, testimonia ulteriormente un impegno del pubblico molto più profondo rispetto alla fruizione frammentata dei social media, dove l’uso frequente è crollato in un solo anno dal 70% al 62%.

In definitiva, per l’indagine di Crowd React Media la radio e la tv stanno beneficiando di un cambiamento di paradigma: i limiti strutturali del passato, come la programmazione in forma di palinsesto e il legame di natura territoriale, si sono trasformati in punti di forza che garantiscono affidabilità editoriale e una presenza umana rassicurante, alternativa ad un mare di contenuti fittizi ed indistinti.

Per consultare il documento completo:
https://crowdreactmedia.com/wp-content/uploads/2026/06/State-of-Media-2026.pdf (AR)

 

 Vedi anche:

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