
(20 maggio 20265) In occasione dell’International Journalism Festival di Perugia di quest’anno, promosso dal Reuters Institute, Caroline Graham, giornalista investigativa pluripremiata e docente universitaria, ha condiviso un’interessante riflessione tecnica sull’implementazione nei media tradizionali lineari della produzione audio finalizzata alla produzione di podcast.
Basandosi sulla sua esperienza in aree remote dell’Australia, dove ha affrontato anche sfide ambientali estreme per realizzare serie di successo, come “Lost in Larrimah“, Graham ha delineato un percorso per andare oltre la semplice registrazione vocale, offrendo a broadcaster radiofonici e televisivi una serie di indicazioni pratiche per migliorare lo standard delle loro produzioni narrative.
Il podcasting è stato presentato come un formato editoriale in grado di affrancarsi dal ciclo frenetico delle news, creando un legame duraturo, basato su accuratezza e autenticità, che il pubblico dimostra di apprezzare con sempre maggior interesse, ma che richiede alcune tecniche specifiche per raggiungere il suo scopo.
Costruire la storia
Dal punto di vista strutturale, per Caroline Graham l’uso della “Piramide di Freytag”, mutuata dalla scrittura creativa, è sempre di grande aiuto per costruire un arco narrativo solido, capace di trasformare una semplice conversazione con qualcuno in un racconto avvincente.
Ricordiamo che la “Piramide di Freytag” è un classico schema narrativo in cinque atti, sviluppato dallo scrittore tedesco Gustav Freytag nel XIX secolo, ma tutt’oggi valido, che rappresenta l’arco drammatico di una storia dividendola in: Esposizione, Azione Crescente, Climax (il punto di massima tensione ed emozione della storia), Azione Decrescente e Risoluzione.
La fase di scripting richiede anche un approccio visuale e bilanciato, per il quale viene suggerito l’utilizzo di uno schema a tre colonne, così da rappresentare in parallelo: gli effetti sonori e l’atmosfera, i contributi degli intervistati e la narrazione della storia.
Suggerimenti pratici
Per i professionisti del settore, la qualità del prodotto finale inizia dalla gestione rigorosa dell’ambiente di ripresa. La relatrice ha sottolineato che, sebbene la scelta del microfono sia un tema rilevante, l’aspetto cruciale resta, in realtà, l’effettiva consapevolezza del paesaggio sonoro circostante da parte del produttore del podcast.
È imperativo che l’operatore agisca come se fosse nei panni dell’ascoltatore, utilizzando sempre le cuffie per monitorare anche le interferenze minime, in tempo reale; parliamo del ronzio di ventilatori o frigoriferi, per esempio, e non esitando a interrompere l’intervistato per chiedere la ripetizione di un concetto se il suono risulta compromesso.
Una tecnica fondamentale per facilitare la post-produzione consiste nel registrare sempre uno o due minuti del cosiddetto “room tone”, ovvero il silenzio ambientale della stanza o dell’ambiente in cui si effettua la ripresa (che silente del tutto non è mai); il “room tone” diventa uno strumento indispensabile per pulire le tracce o inserire pause che risultino naturali durante il montaggio.
Un’attenzione particolare deve essere rivolta alla conduzione dell’intervista finalizzata al montaggio narrativo. Per ottenere un audio “pulito” e facilmente editabile, Graham consiglia ai professionisti di minimizzare le risposte vocali di assenso da parte dell’intervistatore, preferendo sempre il contatto visivo e il linguaggio del corpo, così da mantenere la connessione emotiva ed empatica con l’intervistato, ma senza inquinare la traccia sonora.
Sempre parlando di aspetti produttivi, la pratica di “registrare per il montaggio”, ad esempio utilizzando battiti di mani come marcatori audio o registrando su tracce separate, ottimizza sensibilmente i tempi di post-produzione, che rappresentano spesso la fase più impegnativa del processo.
Un altro consiglio tecnico fondamentale è quello di limitare gli interventi della voce narrante a un massimo di 45 secondi consecutivi, garantendo che sia la voce delle fonti originali a guidare la storia, mentre la narrazione deve fungere da “collante”, necessario ma non predominante.
Il suono d’ambiente deve essere concepito in termini cinematografici, acquisendo piani ravvicinati (suoni di voci, risate, sussurri…) per l’intimità, piani medi per il contesto (rumori dell’ambiente vicino, della strada o del brusio dei passanti) e piani lunghi per dare una prospettiva d’insieme (il vento, le onde, i richiami di gabbiani in volo…), ricordando che ogni elemento acustico non è mai neutro, ma serve a definire e a rappresentare meglio il panorama emotivo della storia raccontata.
Tecnologie facili
Per quanto riguarda l’attrezzatura, la relatrice ha fatto notare come sia possibile dare il via a questa tipologia di produzioni con investimenti contenuti, per poi migliorare progressivamente l’equipaggiamento.
Si va da microfoni economici per smartphone, come i modelli Røde o le soluzioni wireless DJI, fino a registratori da campo professionali come lo Zoom H6 o a configurazioni da home studio più complete, quali la console Rødecaster e microfoni USB di qualità.
Per chi non avesse già molta dimestichezza con l’uso diretto, non assistito da un tecnico, di strumenti per la cattura del suono, sono sufficienti anche applicazioni per smartphone di semplicissimo uso, come Memo Vocali, VoiceRecord o Røde Reporter.
Per la post-produzione è tanto possibile utilizzare strumenti accessibili come Spotify for Creators o Adobe Podcaster quanto software più sofisticati quali Adobe Audition, Audacity, Hindenburg, DaVinci Resolve, GarageBand o strumenti analoghi di editing audiovisivo.
Questi sono indispensabili per la fase in cui si lavora sul mix audio, per creare un suono più ricco, individuare e valorizzare i momenti emotivi più intensi, trasformando un semplice aneddoto in un’esperienza immersiva.
In merito a hosting e distribuzione, oltre alla propria piattaforma web, è fondamentale appoggiarsi a servizi frequentati e affidabili come Spotify for Creators, Buzzsprout o Podbean, che permettono di pubblicare il podcast sulle principali piattaforme di ascolto e di raggiungere efficacemente il proprio pubblico.
Qualche spunto finale
Infine, Caroline Graham ha posto l’accento sulla dimensione strategica e commerciale della proprietà intellettuale. Il successo del suo “Lost in Larrimah”, che ha generato milioni di ascolti ed è stato acquisito da major come HBO e Netflix, dimostra l’importanza per i broadcaster di mantenere sempre tutelati con attenzione anche i diritti sulle proprie creazioni on demand.
La distribuzione deve essere integrata con contenuti cross-mediali, utilizzando servizi radiotelevisivi o articoli come “puntatori” verso il podcast, per sfruttare al massimo l’audience potenziale.
Anche la gestione pubblicitaria richiede una cura etica: gli inserti non devono mai interrompere bruscamente la narrazione, ma essere introdotti da segnali audio o transizioni chiare, preservando quella fiducia e credibilità che costituiscono il vero valore aggiunto del mezzo audio genuinamente prodotto da un professionista, nell’era dell’intelligenza artificiale e delle voci e suoni artificiali. (AR)
Vedi anche:
Il ruolo trasformativo dei podcast nell’ecosistema delle notizie
Il podcast in Italia, nel 2025 è un mezzo consolidato
Broadcaster locali e podcast: opportunità e criticità
Festival del Podcasting 2024: dal 17 settembre al 5 ottobre, in diverse località italiane
Oltre podcast e streaming: la radio si conferma piattaforma audio leader
Suggerimenti di lettura per l’estate: Podcasting e Sociologia dei Media
Radio e podcast: dati d’ascolto in Francia registrano una crescita dell’offerta sonora digitale

