Obbligo di ricezione radio su tutti i veicoli: Bruxelles supera le riserve e promuove la norma italiana

 

(14 maggio 2026) – Si avvia verso il via libera definitivo europeo la modifica dell’art. 98-vicies sexies del Codice delle comunicazioni elettroniche (d.lgs. 259/2003), con cui l’Italia intenderebbe estendere a tutti i veicoli nuovi l’obbligo di includere dispositivi idonei alla ricezione della radiodiffusione sonora analogica FM e digitale terrestre DAB+.

Come noto, il Governo italiano aveva notificato alla Commissione europea, il 1° ottobre 2025, il progetto normativo identificato con numero 2025/0550/IT, volto a garantire che anche le auto connesse di nuova generazione – spesso dotate soltanto di sistemi di infotainment collegati via internet o Bluetooth – fossero comunque in grado di ricevere la radio via etere, assicurando così la continuità di un servizio considerato di interesse pubblico essenziale.

L’intervento rappresentava l’attuazione dell’Ordine del giorno G/1184/2/1 approvato dal Senato l’11 luglio 2025 nell’ambito del ddl AS 1184 sulla semplificazione e digitalizzazione dei servizi, e nasceva dalla crescente diffusione di modelli automobilistici privi di autoradio tradizionale, nei quali la fruizione radiofonica era affidata esclusivamente allo streaming IP tramite smartphone.

L’obiettivo dichiarato era quello di evitare che tale evoluzione tecnologica svuotasse, di fatto, l’obbligo, già vigente, di integrazione del ricevitore DAB+, preservando l’accesso universale alla radiofonia broadcast, anche in situazioni di emergenza o assenza di connettività.

Il percorso europeo della misura si è però complicato il 16 dicembre 2025, quando la Commissione europea ha trasmesso all’Italia un parere circostanziato ai sensi dell’art. 6, par. 2, della direttiva (UE) 2015/1535.

Nel documento, Bruxelles ha espresso dubbi sulla compatibilità della proposta italiana con il diritto dell’Unione, sollevando tre principali rilievi.

In primo luogo, la Commissione ha ritenuto potenzialmente incompatibile la norma con il regolamento (UE) 2015/2120 sull’accesso a un internet aperto, sostenendo che l’obbligo di integrare ricevitori FM/DAB+ nei sistemi di infotainment limitasse la libertà degli utenti finali di scegliere apparecchiature terminali prive di radio broadcast.

In secondo luogo, la Commissione ha ipotizzato una possibile violazione dell’art. 34 TFUE sulla libera circolazione delle merci, osservando che la misura avrebbe potuto ostacolare l’immissione sul mercato italiano di veicoli legalmente commercializzati in altri Stati membri ma privi di ricevitori radio tradizionali.

Infine, la Commissione ha contestato all’Italia che nella propria proposta non fossero sufficientemente motivate sia l’analisi di proporzionalità della misura sia la dimostrazione della sua necessità oggettiva rispetto agli obiettivi perseguiti.

Il Governo italiano ha risposto formalmente ai rilievi della Commissione con una memoria trasmessa il 30 marzo 2026.

Nella replica, il governo ha sostenuto anzitutto che la misura non limita in alcun modo l’accesso a internet né la libertà degli utenti di utilizzare terminali di propria scelta, poiché l’obbligo riguarda esclusivamente la presenza di una funzionalità aggiuntiva di ricezione broadcast FM/DAB+, senza incidere sulla connettività IP.

Il Governo ha, inoltre, richiamato la giurisprudenza della Corte di giustizia UE e le linee guida BEREC, evidenziando come il regolamento europeo sull’open internet sia volto a impedire discriminazioni operate dai fornitori di accesso internet e non possa essere interpretato nel senso di vietare agli Stati membri requisiti tecnici relativi ai dispositivi radio installati nei veicoli.

Particolarmente articolata è stata poi la difesa rispetto all’art. 34 TFUE.

Nella memoria viene richiamato anche lo studio “Radio in times of crisis” pubblicato dall’EBU nel maggio 2024, che evidenzia la maggiore resilienza della radio broadcast rispetto alle reti IP durante calamità naturali, blackout o situazioni emergenziali.

Ampio spazio è stato inoltre dedicato alla situazione del mercato radiofonico italiano. Il Governo ha ricordato che oltre il 70% dell’ascolto radiofonico avviene in mobilità e che la progressiva eliminazione delle autoradio tradizionali rischia di compromettere gli investimenti effettuati per la diffusione della piattaforma DAB+.

La risposta italiana richiama anche la segnalazione Agcom del 19 maggio 2025, con cui l’Autorità aveva evidenziato la necessità di colmare la “lacuna normativa” che consente oggi la commercializzazione di veicoli privi di qualsiasi ricevitore broadcast.

All’esito dell’esame della memoria italiana, la Commissione europea ha infine ritenuto soddisfacenti le spiegazioni fornite dal Governo.

Con comunicazione TRIS/(2026) 1258 del 7 maggio 2026, Bruxelles ha infatti dichiarato di considerare “soddisfacente la replica delle autorità italiane”.

Si tratta di un passaggio rilevante sia sotto il profilo politico, sia dal punto di vista regolamentare, poiché consente all’Italia di proseguire l’iter della modifica normativa senza ulteriori obiezioni nell’ambito della procedura TRIS.

La vicenda rappresenta uno dei primi casi europei in cui viene affrontato il tema della permanenza della radio broadcast all’interno delle connected car e dei sistemi di infotainment di nuova generazione, in un contesto di crescente convergenza tra distribuzione IP e diffusione terrestre. (FC)

 

 

 

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