L’efficacia della radio in mobilità. Fondamentale garantirne la prominence

 

(2 aprile 2026) In un’epoca in cui l’attenzione da parte del pubblico dedicata ai media tradizionali è diventata una risorsa preziosa, anche il settore radiofonico si trova a dover comprendere al meglio dove e come i programmi e i messaggi pubblicitari diffusi via radio riescano davvero a fare breccia per conquistare la considerazione del pubblico.

Lo studio “Oidos que sienten, cerebros que escuchan” (Orecchie che sentono, cervelli che ascoltano), presentato dall’istituto di ricerche IMOP Insights, ha offerto interessanti spunti di riflessione sulle dinamiche di ascolto, in particolare evidenziando una discrepanza netta tra l’ascolto in ambiente domestico e ascolto in auto.

Protagonista e sottofondo

Mentre tra le mura di casa la radio funge spesso da compagnia di sottofondo, utilizzata durante le attività quotidiane domestiche o di chi lavora da remoto, l’abitacolo dell’auto si configura come un ambiente immersivo e chiuso, dove l’attenzione alla guida non rappresenta un effettivo motivo di distrazione dall’ascolto dell’audio. Il risultato della ricerca è che in auto la capacità di attenzione uditiva nel tempo è quasi tripla rispetto a quella domestica.

I dati emersi dalla ricerca, condotta con l’ausilio di sensori di neuromarketing gestiti da software di intelligenza artificiale, sono inequivocabili: se a casa l’attenzione effettiva si ferma al 12,4% del tempo d’ascolto complessivo, in auto questa sale sino al 32,8%.

Questo fenomeno offre ai broadcaster spunti di riflessione, poiché rivela anche che la pubblicità in auto non è percepita come un’interruzione fastidiosa, bensì come un elemento integrato che fornisce un cambio di ritmo utile a riattivare l’attenzione.

Nell’ambiente dell’auto la pubblicità aiuta a strutturare i contenuti e, grazie a un linguaggio emozionale e messaggi brevi, facilita un’elaborazione più profonda delle informazioni, aumentando le probabilità di ricordo e l’impatto cognitivo.

Gestione strategica

Per le emittenti radiofoniche, questi risultati sottolineano la necessità di una gestione strategica della programmazione e dei blocchi pubblicitari per massimizzare il rendimento, soprattutto dei “drive time” mattutini e serali. In Italia l’ascolto del mezzo è prevalentemente fruito tramite l’autoradio</strong>; su un totale di oltre 35 milioni di ascoltatori, sono oltre 27 milioni quelli che l’ascoltano quando si trovano sul proprio automezzo (dato Audiradio anno 2025).

Un aspetto di estremo interesse per i broadcaster riguarda l’effetto trascinamento: in auto, i sessanta secondi che seguono gli spot mostrano un aumento dell’attenzione media sostenuta, a patto che il conduttore sia stato capace di creare un “tease”, uno stimolo di curiosità anticipatoria, efficace prima della pausa pubblicitaria.

Lo studio mette in guardia anche contro i rischi di una cattiva gestione dei tempi: la saturazione pubblicitaria e la ripetizione eccessiva di annunci dai soggetti sempre uguali possono generare un “effetto rifiuto” e spingere l’ascoltatore allo zapping, vanificando i vantaggi del contesto immersivo che, in questo caso, può rappresentare un boomerang. Il pubblico, maggiormente attento, nota anche di più se un messaggio viene ripetuto identicamente troppe volte.

Conclusioni

Per i professionisti della comunicazione, valorizzare il contesto dell’auto significa riconoscere che il luogo di ascolto trasforma radicalmente l’efficacia del messaggio, rendendo l’abitacolo il vero terreno di gioco dove ottenere i massimi risultati in quanto ad attenzione del consumatore.

In termini di impegno strategico, si mostra con ulteriore evidenza l’importanza, anche nell’interesse dell’utenza, di assicurare un’adeguata prominence della radio a bordo degli autoveicoli. (AR)

 

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