
(11 febbraio 2026) Raccogliendo una selezione di dichiarazioni riportate dalla stampa specializzata nell’ultimo trimestre, un periodo di analisi e bilanci di fine anno, espresse da numerosi esperti internazionali e analisti del settore del broadcast, è risultato che il 2025 è stato un anno molto complesso per i media tradizionali (elettronici e non); un periodo segnato da operazioni di consolidamento editoriale che stanno ridisegnando, in particolare, i confini del settore del broadcast su scala globale, ma che coinvolgono tutti i livelli del mercato, compresi i media di prossimità.
Coinvolgere e integrare
Il mercato del broadcast da tempo ha superato la fase di maturità e, a questo punto, la capacità di coinvolgimento e fidelizzazione del pubblico è l’obiettivo primario. L’evoluzione del sistema si manifesta sempre più attraverso quella che viene definita integrazione trasversale, con accordi che vedono, nella fascia alta del mercato radiotelevisivo, i grandi imprenditori digitali acquisire i diritti dei cataloghi audiovisivi più importanti, per assicurarsi il controllo sia della produzione di contenuti sia della loro distribuzione.
La pressione finanziaria rimane una sfida per tutti gli operatori media, poiché i ricavi dei canali tradizionali continuano a calare mentre i guadagni digitali non sono ancora riusciti a garantire una stabilità economica. Attualmente, il mercato globale dell’intrattenimento è diviso quasi equamente tra player tradizionali e streamer, ma si è raggiunto un punto di svolta critico in cui i primi registrano trend in declino e i secondi mostrano una crescita sempre più vigorosa.
Le grandi piattaforme globali hanno assorbito la parte rilevante della crescita dei ricavi audiovisivi mondiali, determinando per le emittenti tradizionali, specialmente in Europa, una situazione particolarmente complessa, con performance al di sotto delle aspettative.
In questo contesto, i servizi video on demand delle emittenti tradizionali, pur avendo in parte compensato i fenomeni in atto, non sono riusciti a bilanciare del tutto le perdite di ricavi dalle fonti tradizionali. Peraltro, anche il mercato dei servizi televisivi gratuiti supportati dalla pubblicità (FAST) sta mostrando segnali di stanchezza.
Priorità tecnologica
Sul fronte tecnologico dei media, l’intelligenza artificiale emerge come l’unica vera innovazione, capace di cambiare radicalmente le regole del gioco. Secondo gli analisti, l’IA avrà un impatto su ogni singola fase della catena del valore, dallo sviluppo dei progetti alla loro realizzazione, includendo la produzione, la post-produzione e la distribuzione, di fatto agendo come uno strumento a supporto di efficienza e innovazione, piuttosto che come una minaccia per l’occupazione.
A vantaggio degli operatori focalizzati sui mercati locali, già nel breve termine si prevede che tali tecnologie democratizzeranno la creazione di contenuti, aiutando a contenere drasticamente i budget e permettendo produzioni radiotelevisive di qualità, anche senza dover disporre di grandi budget.
Contemporaneamente, la produzione dal vivo sta migrando verso infrastrutture basate su software e protocolli IP, con il passaggio dall’hardware proprietario a soluzioni più flessibili ed economicamente sostenibili; anche in questo caso, si configura una realtà che è concretamente accessibile per emittenti di ogni dimensione.
Guardando avanti
Passando alle previsioni rivolte al 2026 e anche oltre, secondo tali opinioni qualificate, prassi come la pubblicità mirata o l’adozione di nuovi formati di inserzione saranno fondamentali per aumentare i ricavi.
Gli esperti avvertono che la crescente frammentazione del pubblico, specialmente tra le nuove generazioni, che non sono cresciute con i media tradizionali, richiede di riservare una crescente attenzione alla riconoscibilità del proprio marchio, soprattutto quando lo si declina sulle piattaforme di terze parti, tipicamente i social network e gli aggregatori.
Peraltro tali spazi vanno certamente presidiati, con una declinazione dei contenuti adeguata al contesto, proprio in quanto rappresentano l’opportunità di intercettare l’ampia fascia di pubblico degli under 24, altrimenti destinata ad essere persa.
Gli analisti prevedono che entro il 2030 il settore dei media sarà quasi interamente guidato dalla tecnologia software, con una progressiva scomparsa dell’hardware dedicato, a favore di modelli informatici, regolati da licenze sempre più flessibili e prevalentemente gestiti in cloud.
Il futuro a lungo termine, invece, dipenderà dalla capacità dell’industria broadcast di ottenere normative solide a tutela della prominence e della proprietà intellettuale, al fine di garantire che la creatività umana rimanga il pilastro distintivo dei contenuti mediatici, per quanto all’interno di un sistema IA-centrico.
Il ruolo delle locali
Questo scenario descrive con chiarezza un settore radiotelevisivo globalmente caratterizzato dal crescente dominio delle piattaforme streaming e dall’ascesa dell’intelligenza artificiale, come forza trainante e rivoluzionaria. Tali dinamiche, come detto, non riguardano solo i grandi media nazionali ed internazionali, ma coinvolgono in modo diretto anche i broadcaster locali, radiofonici e televisivi, che operano su scala territoriale e con risorse certamente limitate rispetto ai big player.
Per le emittenti locali, la pressione finanziaria derivante dal calo dei ricavi tradizionali si scontra con la necessità non solo di mantenere, ma anche incrementare, la redditività. Tuttavia, in questo contesto così competitivo, secondo svariati esperti del mercato broadcast emerge un’opportunità concreta per i broadcaster locali, proprio grazie alla “democratizzazione tecnologica” portata dall’IA generativa e dal passaggio a infrastrutture software e IP-based.
L’IA, infatti, agisce da drastico riduttore di costi in ambiti molto concreti e specifici, quali la generazione automatica di contenuti, la post-produzione assistita, la creazione di grafiche e audiovisivi o la creazione di inserzioni pubblicitarie. Parliamo di operazioni che prima richiedevano team e budget piuttosto elevati.
Le emittenti locali, già adesso, possono produrre materiale di adeguata qualità, a supporto di notiziari locali, rubriche a tema, approfondimenti o contenuti live, in modo più che sostenibile, con maggiore agilità operativa e minore esposizione ai rischi di obsolescenza tecnologica.Per tenere il passo con questa trasformazione, i broadcaster locali dovranno agire su più fronti, in modo deciso e coordinato.
Oltre ad integrare responsabilmente l’IA, occorre sempre più rafforzare la presenza multicanale, affiancando all’offerta tradizionale spazi su piattaforme digitali, app proprietarie, social e streaming, curando costantemente una riconoscibilità forte, in ogni contesto.
Il pubblico, per quanto frammentato, può essere fidelizzato attraverso l’offerta di contenuti locali autentici, che rappresentano un vantaggio editoriale molto difficilmente replicabile.
Infine, la priorità assoluta resta la tutela della credibilità e della creatività umana: in un mondo sempre più permeato dall’IA come generatrice spontanea di contenuti, ma a volte allucinata e tendenzialmente superficiale, il valore distintivo dei broadcaster locali risiederà, come è stato sin qui, nella reale prossimità al territorio, nella narrazione autentica e nel ruolo di servizio affidabile.
Le emittenti radiofoniche e televisive locali possono effettivamente giocare un ruolo centrale nel futuro ibrido del broadcasting, purché riescano a coordinare l’innovazione tecnologica con il radicamento territoriale. (AR)
[L’immagine è generata dall’IA]
Vedi anche:
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