Un carisma antico per le sfide del mondo globale. Il Centenario francescano come laboratorio di pace, ecologia e comunicazione umana

In un tempo segnato da crisi ambientali, conflitti diffusi e da una comunicazione sempre più veloce ma spesso fragile, il carisma francescano continua a mostrarsi sorprendentemente attuale. La figura di san Francesco d’Assisi, universalmente riconosciuta come simbolo di dialogo, pace ed ecologia integrale, parla ancora al cuore della società globalizzata, offrendo uno stile capace di tenere insieme interiorità e relazioni, spiritualità e cura del mondo.

Non è un caso che proprio da Assisi, luogo-simbolo di incontro tra culture e religioni, sia stato aperto lo scorso 10 gennaio l’ottavo Centenario della morte del Poverello. Più che una rievocazione storica, l’avvio del Centenario si è presentato come una chiamata al presente, invitando la Famiglia francescana e l’intera società a recuperare il nucleo più autentico di un carisma che parla il linguaggio della fraternità universale.

Francesco e il linguaggio del nostro tempo

La prospettiva francescana si adatta in modo naturale alla comunicazione orizzontale, intuitiva e interattiva che caratterizza l’era digitale. Francesco non parlava dall’alto di una cattedra, ma camminava accanto alle persone, usando immagini, gesti, parole semplici e dirette. Un modo di comunicare che oggi risuona con forza in un mondo di reti, connessioni e dialoghi diffusi, dove l’autenticità vale più dell’autorità e la testimonianza più della retorica.

Recuperare questo stile significa oggi favorire una comunicazione autenticamente umana, capace di creare legami, di ascoltare le ferite del tempo presente e di generare speranza. È in questa chiave che il Centenario francescano si propone come spazio di riflessione non solo ecclesiale, ma culturale e sociale.

Il messaggio di Papa Leone XIV: la pace come responsabilità

Uno dei messaggi più forti emersi dalla giornata inaugurale è quello contenuto nella lettera di Papa Leone XIV alla Famiglia francescana. Il Pontefice ha richiamato con forza il saluto originario di Francesco – “Il Signore ti dia pace” – ricordando che la pace non è una formula di cortesia né un’illusione da costruire solo con mezzi umani, ma un dono da accogliere e una responsabilità da vivere ogni giorno.

In un’epoca segnata da guerre e divisioni, il Papa ha sottolineato come la visione francescana della pace non riguardi soltanto le relazioni tra gli esseri umani, ma abbracci l’intero creato. Pace con Dio, pace tra gli uomini e pace con la natura sono dimensioni inseparabili di un’unica chiamata alla riconciliazione universale.

Dalla Porziuncola una passione per la cura del mondo

L’apertura del Centenario, celebrata alla Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, ha restituito con forza l’immagine di Francesco come uomo pacificato, capace di guardare alla morte non come fine ma come passaggio. Da qui nasce una visione che non teme il limite, ma lo trasfigura in dono, generando responsabilità verso il creato e verso i più fragili.

Recuperando il nucleo del proprio carisma, i francescani sono oggi chiamati ad alimentare una passione per la cura del mondo, contribuendo a una cultura della sostenibilità che non sia solo tecnica, ma profondamente umana. In questo senso, il Centenario si configura come un vero laboratorio di futuro: un invito a riscoprire, nello spirito di Assisi, un modo diverso di abitare il mondo, comunicare, costruire pace.

L’eredità di Francesco, a ottocento anni dalla sua morte, non appartiene al passato. È una parola viva, capace di orientare le scelte di oggi e di domani.

 

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