
(17 novembre 2025) A distanza di un paio di mesi, facciamo una sintesi di quanto offerto da IBC 2025, che ha permesso, anche quest’anno, di esplorare come la tecnologia stia ridefinendo i confini della produzione e della distribuzione di contenuti, in un contesto segnato da pressioni economiche e da un’accelerazione verso l’efficienza operativa.
L’evento ha posto l’accento su innovazioni che non solo migliorano la qualità delle produzioni e la velocità dei processi, ma che affrontano anche sfide di carattere generale, come la sostenibilità o la lotta alla disinformazione, con un’attenzione particolare al ruolo dei broadcaster nel realizzare scenari sempre più ibridi ed inclusivi.
Da stand, conferenze e dimostrazioni è emerso un quadro in cui video, audio, sistemi di trasmissione e strategie per i broadcaster si intrecciano in un ecosistema mediatico dinamico, pronto a rispondere alle esigenze di un pubblico che è sempre più frammentato e tecnologicamente esigente.
Pur restando una vetrina di soluzioni d’avanguardia, la manifestazione ha evidenziato un cambio di passo: le tecnologie video, audio e di trasmissione più innovative diventano anche sempre più economicamente accessibili; la tendenza dominante è quella di creare strumenti modulari, interoperabili e scalabili, pensati per migliorare qualità e flessibilità produttiva.
Tendenze nel video
All’IBC 2025 è risultato evidente che molti sforzi tecnologici si siano concentrati nel rendere tangibili le promesse relativa al video avanzato (HDR, codifica più efficiente, produzioni da remoto) anche per gli operatori non iper-specializzati.
Da segnalare, in particolare, il ruolo che il nuovo standard VVC (Versatile Video Coding) sta acquisendo; nel contesto del Media Coding Industry Forum, è stato dimostrato come la codifica VVC possa offrire migliore efficienza di codifica rispetto ai codec precedenti, abbattendo il bitrate richiesto, pur mantenendo una qualità elevata, con evidenti benefici sui costi di trasmissione e di archiviazione.
Questo può essere interessante anche per un broadcaster locale che voglia ottimizzare un mix di segnali per streaming o backhaul (collegamento che trasporta dati e segnali tra una rete locale e la rete centrale) su fibra o internet.
Sul fronte delle telecamere e dell’acquisizione, è interessante che anche i brand noti abbiano spinto verso apparecchi più compatti, ricchi di funzioni intelligenti e interoperabili con reti IP, piuttosto che puntare solo sull’incremento delle prestazioni qualitative; questo va nella direzione di ridurre il gap d’investimento tra le grandi realtà produttive e i broadcaster locali.
La manifestazione ha, ovviamente, presentato anche le proposte tecnologiche di alta gamma, interessanti per comprendere le tendenze evolutive del comparto.
Broadcaster come NHK Japan e BBC hanno stupito il pubblico con dimostrazioni di contenuti in 8K e HDR, come il documentario “Deep Ocean: Kingdom of the Coelacanth”, che ha vinto il premio per l’innovazione nella creazione di contenuti, grazie alla cattura pionieristica in ultra-alta risoluzione e audio immersivo 22.2, il che ha segnato un passo avanti nella produzione di immagini e suoni dettagliati in modo impressionante.
Canon, Fujifilm, RED e Nikon hanno catturato l’attenzione con le loro nuove videocamere, tra cui la Nikon Z8 in collaborazione con RED per registrazioni RAW a 6K/60p, enfatizzando ecosistemi di montaggio Z-mount che facilitano transizioni fluide, dalle riprese alla post-produzione.
PTZOptics ha presentato soluzioni robotiche basate sulla computer vision per le produzioni live, riducendo i costi operativi e migliorando la precisione in ambienti dinamici come eventi sportivi o reportage in tempo reale.
Parallelamente, Queste innovazioni non sono isolate; esse riflettono un’industria che abbraccia l’ibridazione tra SDI e IP, con dimostrazioni di workflow cloud-native che supportano tanto l’alta qualità, quanto la produzione di clip brevi e il reformatting delle immagini per la distribuzione sulle piattaforme social, rendendo il video non solo più nitido, ma anche più accessibile e monetizzabile in un’era di consumo multi-schermo.
Novità nell’audio
Passando all’audio, IBC 2025 ha delineato un’evoluzione verso esperienze acustiche sempre più immersive e intelligenti, dove l’AI e i protocolli IP stanno rivoluzionando la cattura, il processo e la riproduzione sonora. Fraunhofer IIS ha aggiornato la piattaforma flexAI con integrazioni per ST2110 e NMOS, introducendo l’encoder Journaline potenziato per la radio digitale e l’MPEG-H Dialog+ che separa intelligentemente i dialoghi dalla musica, garantendo un potenziamento selettivo del parlato in produzioni complesse, quali i concerti.
Shure ha lanciato i sistemi SLX-D portatili, con ricevitori e trasmettitori digitali che offrono audio a 32-bit float e monitoraggio RF tramite Wavetool, un software che unifica il controllo di microfoni e qualità del segnale in un’interfaccia intuitiva, ideale per l’ENG e il broadcasting mobile.
Lawo e ARET Video & Audio Engineering hanno collaborato su un OB demo che integra Box over Box per audio IP-native, mentre Riedel Communications ha presentato il Bolero Mini, il suo belt-pack intercom wireless più leggero di sempre.
Non da ultimo, mentre Jünger Audio ha dimostrato l’Automixer AIpowered con JAIC, una sorta di ‘compagno di lavoro’ intelligente che regola in tempo reale i parametri di mixaggio per mantenere livelli sonori consistenti, senza compromessi, anche in situazioni live e in presenza di latenza.
Queste soluzioni audio non si limitano a elevare la fedeltà sonora; esse promuovono workflow efficienti che riducono il consumo energetico, come nei sistemi di normalizzazione automatica del loudness, allineandosi a un’industria che vede nell’audio immersivo, in primis Dolby Atmos, non solo una tecnologia ‘di lusso’, ma un imperativo per coinvolgere il pubblico in contesti particolarmente spettacolari, come lo sport o l’intrattenimento.
Oltre alle news già citate, possiamo aggiungere che sono state presentate soluzioni per microfoni avanzati (ad esempio, i prototipi Sennheiser per le bande UHF/1,4 GHz) e di monitoraggio per console evolute, ma il filo conduttore è l’adozione crescente dell’AoIP (Audio over IP) come standard di fatto e la spinta verso workflow definiti via software.
Altro punto di attenzione è stato il potenziamento nelle soluzioni AI per la voce: un certo numero di produttori hanno mostrato strumenti di “voice enhancement”, basati su intelligenza artificiale, per migliorare in tempo reale la qualità vocale, anche in ambienti difficili.
Nel complesso, l’audio ha confermato che la migrazione verso infrastrutture IP e soluzioni software-defined è ormai consolidata, ad ogni livello, ed offre margini di miglioramento sensibili in quanto a qualità percepita e a gestione operativa.
Trasmissione multicanale e flessibile
I sistemi di trasmissione, ai vari livelli, ad Amsterdam hanno visto un consolidamento delle tecnologie ibride che fondono satellite, 5G e IP per una distribuzione affidabile e a bassa latenza, rispondendo alle crescenti esigenze di coperture dal vivo e multi-piattaforma.
Eutelsat e SES hanno evidenziato come anche l’innovazione satellitare stia trasformando la distribuzione media, con demo di reti ibride che integrano le reti 5G private.
LiveU ha introdotto il modello LU900Q, un trasmettitore multi-tool che rivitalizza attrezzature esistenti con bonding (la tecnologia che utilizza contemporaneamente più connessioni di rete per aumentare la velocità e l’affidabilità) su LAN, Wi-Fi, LTE e 5G, supportando upload rapidi verso i sistemi MAM, riducendo drasticamente i tempi di acquisizione negli ambiti delle notizie e dello sport.
Prodys ha presentato i codec Quantum2 W/XL con streaming H.264/HEVC e Brave Bonding, sempre per garantirsi la massima affidabilità, mentre Netgear ha espanso la gamma M4350 per trasmissioni di contenuti che includono PTP per ST 2110 cioè la sincronizzazione dei segnali video, audio e dati trasmessi su una rete IP, utilizzando lo standard SMPTE2110 e il protocollo Precision Time Protocol (PTP) per garantire che tutti i componenti del flusso multimediale siano perfettamente allineati nel tempo.
Harmonic e Imagine Communications si sono focalizzati sulla virtualizzazione e sul cloud per la trasmissione, utilizzando gateway come VX di Appear che supportano contemporaneamente gli standard SRT (sul web) e NDI (nella rete locale) per migrazioni IP seamless, cioè col passaggio automatico e senza interruzioni da una tipologia di rete a un’altra, senza che l’utente se ne accorga.
Lawo ha introdotto il concetto di Dynamic Media Facility (DMF), una infrastruttura su cluster server che consente cambi rapidi di configurazione, adattando il mix di applicazioni in uso in base ai carichi di lavoro. Con un semplice pulsante, si può riconfigurare lo stack tecnologico per scenari diversi (produzione, post, live). Questa flessibilità è potenzialmente interessante anche per broadcaster locali che spesso devono coprire tipologie diverse di trasmissione utilizzando la stessa infrastruttura tecnica.
Nel campo del trasporto live sono diventate più sofisticate e modulari le piattaforme edge/container, quelle in cui l’elaborazione dati viene effettuata vicino alla sorgente, per poi pacchettizzare e distribuire i flussi media in modo più efficiente. Tra queste, ad Amsterdam,
Net Insight ha mostrato Nimbra Edge, piattaforma cloud-native che permette di distribuire e orchestrare flussi live e di produzione remota in modo scalabile, spostando parte del carico di lavoro vicino alla sorgente video.
Evertz ha annunciato evertz.io XChange, un ambiente SaaS per la gestione centralizzata di dispositivi e workflow distribuiti che unisce cloud e edge, utile per orchestrare processi live senza vincolarsi a infrastrutture fisse.
Zixi ha proposto una versione evoluta della propria Zixi Platform, che consolida funzioni di contributo, elaborazione e distribuzione IP-based, permettendo ai broadcaster di utilizzare infrastrutture edge e cloud come un unico sistema coerente; Tencent Cloud ha presentato EdgeOne, una rete globale di nodi edge che offre bassa latenza e capacità elevata di streaming, pensata per la distribuzione di contenuti media in tempo reale su scala mondiale.
Un’ulteriore tendenza da evidenziare è che sempre più aziende presentano moduli plug-in e licenze software per gestire conversioni, monitoraggio e protezioni nelle catene di trasmissione, spostando parte del costo da un hardware centralizzato ad una architettura modulare.
Queste novità, che, necessariamente, sono solo alcune tra le molte presentate, aiutano ad evidenziare l’effettivo passaggio in atto verso architetture di tipo software, nelle quali la trasmissione dei segnali non rappresenti più un ‘collo di bottiglia’.
Sempre parlando di trasmissione, o distribuzione dei contenuti, è stata dedicata molta attenzione al risparmio energetico, attraverso il raffreddamento efficiente, il monitoraggio dei consumi e pratiche più “green” nell’uso degli hardware.
Diversi costruttori di apparati di trasmissione e produzione hanno presentato rack e server con sistemi di raffreddamento a liquido a ciclo chiuso, capaci di abbattere fino al 30 % del consumo energetico rispetto alle soluzioni a ventilazione forzata. È il caso, ad esempio, dei nuovi chassis EVS Neuron Compact o delle unità Imagine Communications Selenio X aggiornate con moduli “green cooling” per ambienti IP.
Anche sul fronte dei trasmettitori, produttori come Rohde&Schwarz o Elti hanno introdotto versioni “eco-mode” dei loro modelli UHF, con alimentazione a efficienza dinamica e standby intelligente, in grado di ridurre il consumo medio annuo di oltre il 15 %.
Infine, diverse demo nel padiglione “Sustainability Hub” hanno presentato iniziative di riciclo e riuso dei componenti broadcast, come i moduli di interconnessione IP riadattabili e gli switch ricondizionati certificati, per ridurre l’impatto ambientale complessivo delle infrastrutture.
Indicazioni interessanti per i broadcaster locali
Al di là delle specifiche soluzioni tecnologiche, ad IBC 2025 s’è visto verso dove si stia muovendo il mercato broadcast, e quali strategie possa adottare un operatore locale per restare competitivo.
Un elemento centrale è l’adozione crescente dell’Intelligenza Artificiale non più come promessa futuribile, ma come strumento d’uso quotidiano, se pure con le dovute cautele.
L’IA è stata al centro di demo, conferenze e singoli incontri: è stata applicata alla traduzione automatica multilingue, alla generazione automatica di highlight video, al captioning in tempo reale, al tracciamento intelligente delle telecamere, alla rimozione del rumore audio, piuttosto che per l’editing assistito o per l’analisi del comportamento dell’audience.
Questo significa che molti processi tradizionalmente manuali (quali la selezione clip o la generazione di versioni per piattaforme diverse) stanno diventando automatici o semi-automatici, con riduzione dei tempi operativi.
Un altro trend è la crescente integrazione fra broadcast tradizionale e ambienti OTT/streaming, con l’intento di “distribuire ovunque”: all’IBC è stato forte il richiamo alla convergenza fra tecnologie broadcast e tecnologie internet, con piattaforme che supportano modelli ibridi (broadcast + streaming) senza dover duplicare gli investimenti.
Ciò significa che le tecnologie per le implementazioni online (app, web streaming, VOD) non sono più intese come un’appendice, ma sono ormai parte integrante della strategia tecnologica.
In parallelo, il concetto di cloud-native workflows ha acquisito concretezza reale. Non più solo ipotesi, oggi le soluzioni presentate permettono di svolgere editing, grafica, coordinamento delle varie attività e pubblicazione multipiattaforma in ambienti cloud, anche con collaborazioni remote fra sedi diverse.
Per un’emittente locale si prospetta interessante l’uso anche solo parziale del cloud, per attività quali l’archivio, il backup o l’espansione dei sistemi; una scelta che diventa praticabile, senza dover migrare completamente le attività interne.
Relativamente ai modelli economici, si è visto come le piattaforme modulari e licenze ‘token’ (remunerate ‘a gettone’, al bisogno) rispondano alla necessità di contenere l’investimento per l’innovazione. Ciò permette ai broadcaster di dimensionare le proprie risorse in modo progressivo, piuttosto che impegnarsi su grandi sistemi monolitici, da subito.
Riflessioni conclusive
In sintesi, l’IBC 2025 ha confermato un cambio di passo: non più “tecnologie futuribili per grandi reti”, ma soluzioni che cercano di portare il meglio dell’innovazione broadcast a operatori di ogni livello, con modularità, virtualizzazione, uso progressivo di IP e cloud, e supporto crescente dall’intelligenza artificiale.
Per un broadcaster locale, l’opportunità sta nel cogliere queste innovazioni nei segmenti che possono dare valore immediato (ottimizzazione di risorse, automazione, compatibilità ibrida) e nell’evolvere verso infrastrutture “aperte”, che permettano di crescere gradualmente, senza dover ripensare da capo, ogni volta, la propria architettura tecnologica.
Sono state tante le novità che hanno dimostrato come si possa innovare, procedendo per gradi. L’importante è definire una roadmap tecnologica che permetta di migrare gradualmente da SDI a IP in modalità ibrida, valutando il mix di trasmissione che meglio può servire il pubblico locale (terrestre, streaming e app), piuttosto che rincorrere plurime tecnologie contemporaneamente, ma in modo non coordinato. (AR)
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