
(27 ottobre 2025) Il Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ) ha recentemente pubblicato lo studio “Generative AI and News Report 2025: How People Think About AI’s Role in Journalism and Society” (“Intelligenza artificiale generativa e reportage giornalistico 2025: come le persone pensano al ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo e nella società”).
Questo rapporto offre una panoramica essenziale sulle percezioni, l’uso e le aspettative del pubblico nei confronti dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI), avendo raccolto dati da sondaggi condotti in ben sei paesi, per lo più affini alla situazione italiana: Argentina, Danimarca, Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.
AI sempre più usata
La ricerca evidenzia una crescita straordinaria nell’adozione di questi sistemi, con l’uso settimanale di strumenti AI standalone (come ChatGPT) che è quasi raddoppiato in un anno, passando dal 18% al 34%. Questo rapido aumento suggerisce che l’uso dell’AI sta crescendo circa tre volte più velocemente rispetto alla diffusione iniziale dell’uso di Internet, nei paesi esaminati.
Nonostante la rapida integrazione dell’AI nelle abitudini quotidiane, soprattutto per la ricerca di informazioni, che è diventata la ragione d’uso principale per il 24% degli utenti settimanali, lo studio rivela un profondo scetticismo quando si tratta di notizie.
Esiste un chiaro “comfort gap” (un divario di confidenza) tra i contenuti prodotti dall’AI e quelli prodotti dall’uomo. Solo il 12% degli intervistati si sente a proprio agio con notizie generate interamente dall’AI, mentre la preferenza sale al 43% quando la produzione è prevalentemente umana con qualche assistenza AI, e al 62% per notizie interamente realizzate da giornalisti umani.
In sostanza, il pubblico è più a suo agio con l’AI utilizzata per compiti di back-end, diciamo ‘dietro le quinte’ e funzionali, come l’editing grammaticale (55% di accettazione) o per la traduzione (53%), e mostra molta più resistenza per le applicazioni rivolte direttamente al pubblico, come la creazione di presentatori artificiali (19%).
Queste scoperte offrono spunti interessanti di riflessione anche per i broadcaster locali che si trovano ad operare nell’attuale panorama mediatico, costantemente in evoluzione.
Le notizie e l’umano
Per la maggior parte dei paesi inclusi nello studio, si riscontra un “trust gap” (gap di fiducia): la fiducia nelle notizie in generale è superiore alla fiducia riposta in sistemi di AI ampiamente utilizzati, come ChatGPT. Questo dato rappresenta un’opportunità strategica per il giornalismo locale. I broadcaster possono rafforzare la propria posizione enfatizzando in diretta l’elemento umano e la propria professionalità editoriale.
Poiché solo il 33% del pubblico ritiene che i giornalisti controllino “sempre” o “spesso” gli output dell’AI prima della pubblicazione, il broadcaster locale dovrebbe fare della supervisione umana un pilastro della sua offerta, comunicando chiaramente che l’AI è uno strumento per l’efficienza interna, e non un sostituto della responsabilità editoriale.
L’uso aggressivo e trasparente dell’AI per i compiti più ‘automatici’, che il pubblico accetta di buon grado, può liberare risorse preziose per l’attività giornalistica originale, che genera un valore distintivo dell’impegno informativo.
Questione di target
Un altro elemento fondamentale per i broadcaster locali è la comprensione di come le diverse fasce d’età interagiscono con l’AI e le notizie.
Sebbene l’uso dell’AI per ottenere notizie sia raddoppiato, toccando il 6%, esso rappresenta ancora un aspetto residuale. Tuttavia, i giovani adulti (18-24 anni) che utilizzano l’AI per conoscere le notizie tendono a farlo per navigare e comprendere meglio i contenuti.
Ad esempio, il 48% dei giovani utilizza l’AI per capire meglio una notizia, con un divario di 21 punti percentuali rispetto agli over 55. Un broadcaster locale può sfruttare questa informazione per sviluppare strategie di contenuto mirate, utilizzando internamente l’AI per riassumere o adattare rapidamente storie complesse in formati più accessibili, in linea con le esigenze informative della popolazione più giovane.
Inoltre, la ricerca indica che una larga parte del pubblico (43%) si aspetta differenze “molto” o “abbastanza” grandi nel modo in cui le redazioni utilizzano l’AI in modo responsabile.
Questo rafforza l’imperativo per il broadcaster locale di costruire un brand solido, distinguendosi dalla percezione di “AI slop” (contenuti artificiali scadenti) o “churnalism” (il riciclaggio acritico di notizie poco o nulla verificate) che emergere in contesti quali certi portali online di “news” di bassa o nulla qualità. Il broadcaster può affermare la differenza attraverso una chiara comunicazione delle proprie politiche sull’uso e sui limiti dell’AI nella propria redazione.
Conclusioni e download
In conclusione, il rapporto di Reuters Institute non è solo un resoconto dello stato attuale, ma può fungere da vera e propria mappa su come comportarsi a livello redazionale. Per i broadcaster locali, la situazione è chiara: bisogna capitalizzare la crescente familiarità del pubblico con l’AI come strumento di efficienza e accesso all’informazione, mantenendo al contempo il controllo umano sui processi che influiscono sulla fiducia e sulla qualità editoriale.
La differenziazione e la trasparenza sono le chiavi per mantenere la fiducia in un ambiente informativo sempre più saturo di contenuti generati da macchine.
Per coloro che desiderano consultare in dettaglio le scoperte e le analisi del rapporto, il documento completo “Generative AI and News Report 2025: How People Think About AI’s Role in Journalism and Society”, in lingu inglese, è liberamente disponibile al seguente indirizzo:
https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/2025-10/Gen_AI_and_News_Report_2025.pdf (AR)
[L’immagine è tratta dal sito Reuters Institute]
Vedi anche:
Broadcasting e informazione, le tendenze e le criticità nel 2025 per Reuters Institute
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