
(8 maggio 2025) Rob Layton, giornalista e professore associato di giornalismo presso l’australiana Bond University, è stato uno dei partecipanti al Festival Internazionale del Giornalismo (International Journalism Festival), un evento annuale che si è tenuto a Perugia, tra il 9 e il 13 aprile.
Un tutor d’eccezione
Il relatore è specificamente esperto in “mobile journalism” e ha fornito una guida dettagliata sul giornalismo in mobilità durante uno workshop molto interessante e assai partecipato. Ecco allora, in sintesi, i punti chiave che ha trattato.
Il seminario è iniziato sottolineando come il giornalismo in mobilità sia diventato un’abilità essenziale non solo per i giornalisti televisivi, ma per chiunque lavori nella comunicazione. Un punto cruciale evidenziato da Layton è che gli smartphone già da tempo hanno raggiunto una sostanziale parità di prestazioni con le attrezzature broadcast.
Professionisti in tutto il mondo utilizzano i loro telefoni, a partire dall’iPhone 5 (quindi da oltre 10 anni), anche per realizzare contenuti per i broadcaster. Il workshop si è poi concentrato sui tre elementi cruciali per un mobile journalism efficace: l’attrezzatura essenziale, le app per la camera e le app per l’editing direttamente sul terreno.
Attrezzatura essenziale
Sono stati tre gli elementi fondamentali proposti:
– un supporto (grip o rig) che serve per maneggiare il telefono in modo stabile. Ha mostrato diverse opzioni, come il modello Universal Beast Grip e il Moment Cage. Ha spiegato che i cage sono compatti e leggeri, ma specifici per un modello di telefono, il che può essere uno svantaggio se si cambia dispositivo. Per iniziare, tuttavia, è sufficiente un grip base con una slitta per un microfono.
Layton usa questi grip base con i suoi studenti:
– un grip è generalmente un accessorio semplice progettato per migliorare la presa sullo smartphone o facilitarne l’uso con una sola mano; può essere un anello, una striscia adesiva o un’impugnatura minimalista attaccata al retro del dispositivo;
– un rig, o cage, è un supporto più complesso e strutturato, spesso una sorta di ‘gabbietta’ o un telaio, progettato per trasformare lo smartphone in uno strumento professionale per foto, video o vlogging;
– un treppiede, essenziale per mantenere la stabilità, specialmente durante le interviste. Un valido esempio è il Peak Design, ricordando che un buon treppiede è un investimento a lungo termine. Idealmente, il treppiede dovrebbe essere alto abbastanza da consentire il posizionamento dello smartphone all’altezza degli occhi dell’intervistato;
– un buon microfono, in quanto è stata enfatizzata l’importanza cruciale del suono, affermando che metà dell’efficacia di un video risiede in un audio impeccabile e che il pubblico tollera video non perfetti, ma non un audio scadente; è stato poi evidenziato come il mercato dei microfoni per smartphone sia migliorato enormemente negli ultimi 10 anni grazie alla popolarità di YouTuber e influencer.
In merito, sono state presentate diverse opzioni: Rode VideoMic NTG, un microfono “quotidiano” per catturare dettagli e suoni ambientali, ad esempio durante eventi sportivi; Rode VideoMicro, un buon punto di partenza, molto conveniente e direzionale, adatto per interviste in ambienti non troppo rumorosi; Rode Wireless GO II o Pro e DJI Mic 2 sono microfoni wireless di alta qualità che il relatore ha raccomandato per un audio di livello broadcast.
I DJI Mic 2 sono i preferiti da Rob Layton, per la loro facilità d’uso, la qualità audio eccellente e la presenza di un ricevitore che si collega direttamente al telefono.
Anche le cuffie audio sono essenziali per monitorare la registrazione sonora.
Altri strumenti
Il seminario è proseguito accennando i progressi dell’intelligenza artificiale nel miglioramento dell’audio, citando Adobe e Apple come aziende all’avanguardia in questo campo, con tecnologie come l’audio spaziale e la riduzione del rumore di fondo.
In particolare, ha menzionato Adobe Podcast come strumento per ripulire efficacemente una traccia audio, in post-produzione. In aggiunta, è stata presentata una panoramica delle app ora disponibili per la camera o lo smartphone.
Per chi è alle prime armi e non ha familiarità con impostazioni come frame rate, velocità dell’otturatore o bilanciamento del bianco può andare benissimo la app nativa della camera stessa.
Volendo avere uno strumento più raffinato, è ottima Apple’s Final Cut Camera, una app gratuita che offre un controllo base su frame rate e altre funzioni.
C’è poi la Blackmagic Camera App, considerata da Layton la migliore app per la ripresa in mobilità ‘leggera’ disponibile gratuitamente. Sviluppata da Blackmagic Design, un’azienda specializzata in video di alta qualità, Layton insiste affinché i suoi studenti di giornalismo imparino ad utilizzarla.
Consigli puntuali
È stata anche fornita una guida dettagliata su come configurare l’app Blackmagic per ottenere video universalmente utilizzabili: occorre impostare su H.264, un codec universalmente accettato; come risoluzione è meglio impostare la app sullo standard HD (1080p), mentre come spazio colore va impostata su Rec. 709, lo spazio colore più ampiamente impiegato.
Sempre meglio utilizzare un bit rate impostato al massimo, per ottenere una buona qualità dell’immagine.
Layton ha, inoltre, suggerito di impostare l’audio su Linear PCM per assicurarsi la massima qualità stereo e la frequenza di campionamento standard; è stata quindi sottolineata l’importanza di verificare che il microfono esterno sia correttamente selezionato nella app, anche se, in teoria, la commutazione dovrebbe avvenire in modo automatico.
Bisogna monitorare i livelli audio prima di iniziare l’intervista, toccando l’icona dei livelli nell’interfaccia, poi regolarli di conseguenza, ed infine ricordarsi di chiedere all’intervistato di effettuare un test della voce.
Scegliere dove salvare i clip (archiviazione interna, app o unità esterna) è un dettaglio non trascurabile. Layton ha detto che preferisce salvare tutto all’interno della libreria dell’app Blackmagic per evitare duplicazioni, ma che ciascuno può disporre a suo piacimento.
A questo punto va scelto il frame rate appropriato, in base allo standard della propria area di lavoro (il 25 fps si usa per i sistemi a 50 Hertz in Europa) e, soprattutto, in base ai requisiti della destinazione del video (bisogna conoscere con precisione le necessità specifiche dell’emittente per cui si sta effettuando l’intervista).
Quando si è agli inizi, è stato consigliato di lasciare focus ed esposizione in automatico. Come con l’app nativa, si può toccare e tenere premuto lo schermo per bloccare fuoco ed esposizione, il che è importante quando si passa da aree luminose a scure.
Bisogna anche acquisire assoluta familiarità con il contatore, lo spazio di archiviazione e con il pulsante di registrazione.
Editing sul campo
Venendo alle app per effettuare l’editing delle immagini riprese in una situazione in esterna, direttamente sul campo, sono stati presentati tre editor interessanti.
Adobe Rush è un’app cross-platform (iOS e Android) adatta per iniziare, grazie alla sua semplicità. Ha una timeline con tracce video e audio multiple (limitate a tre sopra e tre sotto la traccia principale). Offre strumenti base per il taglio, l’aggiunta di grafica, titoli, transizioni, correzione colore, regolazione della velocità e gestione dell’audio.
Una funzione interessante è l’auto ducking basato su AI, che abbassa automaticamente il volume della musica quando viene rilevata la voce (utile per interviste con musica di sottofondo). Layton la utilizza con i suoi studenti e per montaggi rapidi. Per l’esportazione, offre impostazioni semplici per risoluzione e frame rate.
LumaFusion da molti è considerato tra i migliori editor video dedicati per dispositivi mobili. Inizialmente disponibile solo per iOS, ora lo è anche per Android. Ideale per progetti più complessi grazie alla possibilità di avere molte più tracce (fino a 12 audio e 12 video). L’interfaccia include importazione, libreria, anteprima e timeline. Per l’esportazione, offre controlli dettagliati su risoluzione, qualità video e audio, e formato file.
DaVinci Resolve per iPad è un’app molto sofisticata, utilizzata anche per il color grading in molte produzioni audiovisive, persino “hollywoodiane”. L’interfaccia basata su “pagine” (media, cut, edit) può essere inizialmente un po’ confusa. Per i giornalisti, Layton suggerisce di concentrarsi sulla “cut page”, che offre un’interfaccia semplice per il taglio e la consegna rapida del contenuto.
Layton ha sottolineato come, una volta appreso un editor mobile, si potranno trovare le molte somiglianze con altre soluzioni di questo tipo, come Splice, VN e CapCut.
Workflow
Giunti alle fasi conclusive della produzione, è fondamentale esportare con le stesse impostazioni (risoluzione e frame rate) utilizzate in fase di registrazione e in linea con i requisiti richiesti dal committente del servizio.
In evidenza anche l’importanza di poter riutilizzare i contenuti su diverse piattaforme e, al riguardo, è stata citata la strategia di Philip Bromwell (RTE) di inquadrare i soggetti al centro per facilitare il passaggio al formato verticale, per l’uso sui social media.
Adobe Rush (nella versione a pagamento) offre il motion tracking per seguire i soggetti anche nel passaggio da orizzontale a verticale. È importante essere efficienti nella ripresa per poter adattare rapidamente i contenuti ai diversi formati.
Tra i consigli finali, Layton ha suggerito di avere con sé sempre due tipi di microfoni: uno direzionale (come il Rode VideoMic NTG) per suoni ambientali e interviste in ambienti controllati, e uno wireless omnidirezionale (come i DJI Mic 2 o i Rode Wireless PRO) per interviste più dinamiche e per raccogliere la cosiddetta ‘vox populi’.
Per le interviste ai passanti con i microfoni wireless, si possono utilizzare delle aste ed equipaggiare i microfoni con cuffie antivento. Infine, per registrare suoni naturali di sottofondo ad alta qualità, è stata raccomandata l’app gratuita Rode Reporter. (AR)
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