
(17 aprile 2025) Un recente articolo pubblicato da “TIO Ticino Online – 20 Minutes”, testata giornalistica della Svizzera italiana e francese, ha messo in luce le conseguenze negative dello spegnimento anticipato della FM da parte dell’ente radiofonico pubblico SRG-SSR.
In base alle prime rilevazioni d’ascolto effettuate, sono confermati i timori espressi in precedenza da alcuni stakeholder radiofonici e da molti cittadini svizzeri.
DAB+ ok, ma senza FM cala l’ascolto
La transizione, con lo spegnimento definitivo della rete analogica in FM e il prosieguo esclusivamente in digitale delle trasmissioni radiofoniche pubbliche, è avvenuta per libera scelta dalla radio pubblica stessa, in quanto l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) aveva fissato al 31 dicembre 2025 la data ultima per le trasmissioni in FM.
Tuttavia, la SRG-SSR ha deciso, per sé, di anticipare la scadenza di un anno.
Le ragioni di tale scelta da parte del broadcaster pubblico sono state esplicitate dallo stesso: la transizione è parte della risposta alla crisi economica e finanziaria in cui versa l’ente; dovendo contenere le spese aziendali, nel novero dei tagli, è stato inserito anche il preventivo spegnimento della rete FM, a vantaggio della sola diffusione DAB+.
In Svizzera, il DAB+ oggi è, in effetti, il principale canale di distribuzione radiofonica e la copertura è capillare: il 99,7% di copertura indoor e quasi il 100% outdoor e per le autoradio. Le zone non coperte si concentrano nelle aree marginali e spopolate.
L’ascolto domestico, a differenza dell’Italia (dove prevale l’ascolto in auto), è dominante (60%) e il consumo della radio è ormai largamente digitale (83%): il DAB+ è preferito dagli adulti, lo streaming dai giovani.
Nonostante questa favorevole situazione di partenza, a tre mesi dallo spegnimento della rete FM, l’istituto di rilevazione ufficiale dei dati d’ascolto Mediapulse ha dichiarato che la SRF, nella Svizzera tedesca, ha perso il 18% della sua penetrazione netta, la RTS, nella Svizzera francese, ha registrato un decremento del 25%, mentre la RSI, nella Svizzera italiana, ha subito la flessione più marcata, pari al 29%.
Dati controversi
I dati del 2024 esaminati dalla SRG-SSR per decidere dello switch off della FM dicevano che il 29% del pubblico ascoltasse sia FM che digitale e che solo l’8% fosse esclusivamente fedele all’analogico.
Tuttavia tali valutazioni erano state accolte con diffidenza da molti editori radiofonici privati, tanto che a dicembre 2024, un sondaggio condotto dalla stessa testata TIO aveva rilevato che il 77% dei suoi lettori considerava “problematico” l’abbandono delle frequenze FM.
Roger Schawinski, figura di spicco nel panorama mediatico svizzero e radiofonico di lunga esperienza, la scorsa estate aveva definito la decisione della SRG-SSR “incomprensibile”, sia dal punto di vista ecologico, con milioni di apparati riceventi FM da rottamare, sia economico, a causa dei costi elevati imposti ai consumatori per l’acquisto di nuovi dispositivi DAB+.
Preoccupazioni fondate
Philippe Zahno, presidente dell’associazione Radio Régionales Romandes, ora ha sottolineato come il calo di un quarto degli ascolti della RTS per quanto abbia favorito, nell’immediato, anche le radio commerciali svizzere, oltre che le stazioni FM estere italofone e francofone, non stia affatto generando nel comparto privato dell’ottimismo.
Al contrario, Zahno prevede che la prossima disattivazione delle trasmissioni FM per tutti, pianificata al 31 dicembre di quest’anno, possa portare a un crollo della pubblicità e, in ultima analisi, alla chiusura di alcune stazioni.
Considerazioni finali
I timori relativi allo spegnimento della FM elvetica stanno trovando un riscontro oggettivo: la digitalizzazione “forzata”, con lo spegnimento della FM prima che i tempi fossero davvero maturi, lungi dall’essere stata una rivoluzione positiva, ha alienato una fetta significativa di ascoltatori, specialmente in aree dove la vicinanza culturale e linguistica ha offerto alternative in FM.
La SRG-SSR, dal canto suo, ha minimizzato: Nik Leuenberger, portavoce dell’ente, ha sostenuto che il calo fosse atteso e che ci vorrà tempo per un pieno adattamento al nuovo status digitale. Tuttavia, questa rassicurazione, a detta della stampa svizzera, appare debole di fronte alle cifre negative registrate e al malcontento rilevato.
La transizione al DAB+ pone, dunque, una questione più ampia: la radio, mezzo di comunicazione storicamente legato alla semplicità e all’accessibilità, può rischiare di perdere il suo pubblico, proprio nel momento in cui cerca di rinnovarsi, ma lo fa senza adottare le giuste tempistiche?
In Svizzera, almeno per ora, la risposta sembra essere negativa.
Quanto sta accadendo in Svizzera conferma la circostanza che il DAB+ rappresenti una preziosa risorsa tecnologica per la digitalizzazione via etere del mezzo, ma che tale tecnologia debba svilupparsi in affiancamento e, certamente, non in sostituzione della FM.
Per quanto la gestione di una doppia modalità trasmissiva possa rappresentare, indubbiamente, un notevole impegno economico per gli editori radiofonici, essa è comunque necessaria e certo preferibile ad una prematura dismissione della FM che, a quanto si vede in Svizzera, può determinare conseguenze ben più dannose ed onerose. (AR)
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